31 dic 2007

Avventure / Disavventure Patagoniche


.

.

.

.

30/12/2007 - Bariloche - 1500 mt

Patagonia.... quante volte ti ho visto sulla mappa e mi sono perso ad immaginarti!!!
Mi trovo nuovamente nella patagonia argentina, una terra infinita e desolata, percorsa da distanze inimagginabili.
Questa volta la percorro in verso contrario, da sud verso nord.
Lungo questa rotta continuo a incontrare vecchi amici del viaggio che vanno nella direzione opposta.
Il modo più affascinante per conoscere questa terra consiste nel fornirsi di una buona tenda, un buon paio di scarpe da montagna, il cibo sufficiente e partire per un trecking lungo i numerossisimi sentieri che si perdono su per le montagne, i laghi e i ghiacciai che dipingono questi favolosi paesaggi.
La "vita da Mesner" è iniziata nel Parque de Torres del Paine, in Cile, uno dei più bei parchi naturali della Patagonia.
Il tempo, purtroppo non è stato dalla mia parte.
Sono stato costretto ad affrontare lunghe camminate dotto la pioggia, il freddo e un vento che da del filo da torcere alla Bora triestina... non vi dico le imprecazioni verso il cielo...
sveglia tutti i giorni alle 4 del mattino per poter fotografare un`alba che era sempre coperta da nubi, notti all`umido di una tenda che ormai ha cominciato a fare falle da tutte le parti, una specie di scolapasta che continuo imperterrito a portarmi in giro ovunque.
Per fortuna ero in buona compagnia, una specie di "compagnia dell' anello" con l`obiettivo di raggiungere il ghiacciaio Grey.
Il ritorno e`stato meno facile del previsto, sotto una pioggia incessante che tirava contro vento per un percorso totale di 28 km... i miei piedi sono ora da buttare!!!
Dal Cile si passa nuovamente in Argentina per osservare da vicino il Perito Moreno, forse l`unico ghiacciaio al mondo che invece di retrocedere sta lentamente avanzando... ad ogni modo, essendo qua estate, è possibile sentire lo scricchiolare dei ghiacci che ogni tanto si staccano dalla calotta per fare un gran tonfo in mare, alzando gigantesche onde di cristalli di ghiaccio... uno spettacolo eccezionale!
Arriviamo quindi al Natale, trascorso in cima al Fitz Roy, un magnifico picco di roccia che si erge verticale dalle montagne nevate, giusto al confine tra Cile e Agentina, a lato del El Chaltèn, un paesino di montagna considerato come la mecca del trecking patagonico... e anche qui ci ho dato di lunghe camminate interminabili, incontrando diversi personaggi conosciuti in altri posti del Latino America... la montagna riserva sempre sorprese!!!
Sfortunatamente ero rimasto senza più soldi per pagarmi il costosissimo passaggio in bus da lì fino a Bariloche, visto che da queste parti i bancomat sono qualcosa di raro... così ho deciso di provare a fare autostop sulla famosa Ruta 40.
Al mattino presto mi metto così sulla strada e senza nemmeno dover togliermi lo zaino si ferma Adrian che mi carica sù e tra un mate e una cicca mi accompagna per circa 200 km fino a una stazione di servizio isolata in mezzo alla steppa.
Dopo un momentaneo picco di fortuna, la calma piatta!!!
Rimango stazionato al distributore per tutto il giorno, nessuno vuole caricarmi... pendejos!!!
"Ma sei propio un Pimpi!!"... del resto la Ruta 40 è nota per essere una delle strade più deserte del pinaneta... se passa un`auto ogni ora è già pretendere troppo.
"Come ti viene in mente di fare autostop qui, nonostante ti sia stato ripetutatamente sconsigliato"... ma io testardo ho tentato il colpo di culo che ovviamente non è mai arrivato.
Mi sono messo così a cantare per alcune ore di fronte a un cartello stradale aspettando qualcuno che mi riportasse almeno di nuovo a El Chaltèn.
Scattando qualche foto nell`attesa compare dal nulla, a 30 cm dalla mia faccia un guanaco, che mi osserva con occhi intrisi di sangue e che a tutta l`aria di volermi sputare addosso... che spavento!!!!
Noto la sua rabbia, ma cerco di fare il finto tonto.
"Hola cariño" gli faccio io, ma questo mi salta addososso scalpitando, retrocedo cadendo per terra, riuscendo per fortuna a salvare la macchina fotografica.
Para... Para ... Para!!!
Forse è meglio prima che spieghi che cos`è un guanaco, giusto per far comprendere meglio la situazione.
Il guanaco è una specie di lama, alpaca o vigogna, nato dagli incontri orgiastici che alcune volte sti animali organizzano durante gli equinozzi di primavera... quando scoprono che il piccolo che danno alla luce è un guanaco, una specie "rebelde", lo rifiutano, non lo riconoscono e lo scacciano.
Qui nella steppa patagonica, negli spazzi aperti, c`è spazio per tutti e così i guanaco mezzi hippies e ribelli possono trovare una terra che li accetti, dove pascolare liberamente senza molestare nessuno... eccetto Masoni ovviamente!!!
Per farla breve sono stato assaltato da una specie di stupido lama....
Il guanaco non sembra intenzionato a lasciarmi perdere e retrocede per prendere la rincorsa per un`altra capocciata.
Ma che cazzo gli ho fatto io?
Riparte all`attacco e io riesco a schivarlo, trovo il tempo per mettere al riparo la macchina.
Nella testolina mi riemerge per magia un celebre frase che rimbomba : "Masoni-oni-oniiii... la miglior difesa è l`attacco!"
Forte di questo saggio consiglio raccolgo allora una manciata di sassi e noto negli occhi del "boludo" guanaco un certo stupore, scorgo un velo di preoccupazione, ma non retrocede....
"Vete o te vas a repentir!!! " esclamo io.
Il guanaco prende la rincorsa e io gli scaglio una mitragliata di pietre in testa che lo lasciano rincoglionito.
Lo minaccio nuovamente e dopo una seconda mitragliata il guanaco si mette in fuga con io che passo a inseguirlo con raffiche di missili terra-aria dritti nel culo!!!
Che soddisfazione... sono riuscito ad abbattere uno stupido guanaco.
Dopo questa pessima giornata intrisa da sfighe varie decido definitivamente rassegnato di tornare a El Chalten e in quello si ferma un camper dove una famigliola di simpatici argentini mi carica per tornare al villaggio.
Il giorno seguente trovo il sistema per pagare il passaggio e dopo più di 24 ore di viaggio per la Ruta 40 ora mi trovo a Bariloche, dove avevo appuntamento con Fabio, pronti a trascorrere la fine dell' anno assieme.
Qui, nella regione dei 7 laghi, stapperemo la bottiglia di spumante e proseguiremo per un pò di tempo assieme verso nord.
Vi auguro quindi uno splendido Nuovo Anno, di tutto cuore.
Ci sentiamo il prossimo anno!

18 dic 2007

La Tierra del Fuego



15/12/2007 - Ushuaia - 0 mt


Da qualche giorno ho lasciato Buenos Aires, entrando finalmente in Patagonia.
Il viaggio è stato lungo, percorrendo migliaia di Km attraverso la steppa patagonica: un paesaggio surreale che non cambia mai, una lunga strada dritta che attraversa una distesa di erba interminabile che permette di apprezzare la sfericità del pianeta... incredibile!
Dopo una breve sosta nella Peninsula de Valdès, dove è stao possibile dare un`occhiata alle ultime balene giunte fin qui dalle gelide acque antartiche per accudire i loro piccoli, sono sceso a precipizio fino alla Tierra del Fuego, chiamata così perchè l`effetto della luce solare con il cielo dava l`impressione ai primi esploratori di stare di fronte a una serie di incendi.
Una terra desolata divisa tra Argentina e Cile.
Una terra fredda e ostile ma allo stesso tempo piena di fascino.
Mi trovo ad Ushuaia, la città più al sud della Terra.... qui finisce il mondo, come scrive un cartello orgogliosamente piantato in città per il piacere dei turisti.
Da qui in poi solo strani mostri marini, draghi sputafuoco, ed elefanti marini dai denti a sciabola, a parte l`opportunità che pochissimi hanno di visitare il continente antartico, che da qui si trova a un passo!!!
Insomma... obiettivo compiuto!!!
Sono finalmente arrivato alla meta del viaggio.
Questo non significa che il cammino si concluda qui, ma il traguardo che mi ero proposto è stato raggiunto.
Rimane ora da visitare per bene la bella Patagonia orientale, risalendo poco a poco verso nord.

13 dic 2007

Rotolando verso sud






08/12/2007 - Buenos Aires (Argentina) - 15 mt

"Ogni nome è un uomo
ed ogni uomo è solo quello che.....
scoprirà inseguendo le distanze dentro sè,
quante deviazioni
quali direzionie
quali no
prima di restare in equilibrio per un pò.
Sogno un viaggio morbido
dentro al mio spirito...
e vado via, vado via... mi vida così sia.
Sopra un onda stanca che mi tira sù
mentre muovo verso sud.
Sopra un onda stanca che mi tira sù
rotolando verso sud.................... "


Sapete... oggi sono esattamente 11 mesi che manco da casa, e ormai il viaggio sta quasi giungendo al termine.
Da alcune settimane sono entrato nel quarto ed ultimo quadrante che compone la grande mappa del Latino America.
Mi trovo a Buenos Aires, una città stupenda e piena di vita che esplode a qualsiasi ora del giorno e della notte!!! d`acqua salata che si sono trasformati in enormi distese di sale bianco che si perdono a vista d`occhio lungo l`orizzonte... paesaggi surreali, incredibili... oserei dire allucinanti !!!!!!!!





Da Potosì ho dato inizio all`attraversata degli altopiani boliviani, passando per deserti interminabili, laghi colorati dalla presenza di sostanze minerali o dall`abbondante attività batterica e antichi bacini
Se uno non fosse lì ad ammirarli non ci crederebbe!!!
Questi laghi sono poi visitati periodicamente da nuvole di fenicotteri che ricoprendoli in parte formano enormi macchie rosa in movimento.
Dal Salar de Uyuni, nel sud della Bolivia, sono passato in Cile per dare un`occhiata al famoso deserto di Atacama, in prossimità del solitario "pueblo" San Pedro de Atacama, sorto in una piccola oasi in mezzo a una gigantesca valle dove il sole batte costantemente picchiando forte sulla testa.







Il deserto di Atacama e`considerato il deserto più arido del mondo e copre gran parte del nord del Cile, dal parallelo 27 fino al confine con il Perù. In questo deserto, particolarmente nella parte che corrisponde all`attuale II regione de Antofagasta, le precipitazioni sono rarissime, a tal punto che in certi punti si dice che non si sia mai vista una goccia d`acqua. Non c`è vita, non ci sono piante, nè insetti.
Al lato del Salr de Atacama si trova la famosa valle de la Luna, posizionato a circa 2.250 mt d`altezza, in piena Cordillera de la Sal. Questa valle presenta un ambiente estremamente arido, dove non cresce nemmeno un filo d`erba. Ê un antico fondo di un lago, dove le sue strane formazioni rocciose sono dovute a successivi movimenti della crosta, all`erosione del vento e al successivo indurimento degli strati rocciosi, a causa dell`azione del sale e della completa assenza di umidità.
Dal Cile sono entrato finalmente in Argentina, quella che tutti definiscono come la gemma del Sud America.
Finalmente caffè italiano, finalmente buon vino, finalmente succulenta carne alla griglia... ci voleva propio, non aspettavo altro!!!!!
Dopo le prime tappe, i giorni sono volati visitando alcuni amici argentini conosciuti lungo il cammino dal Messico fino a qua...
Gli argentini sono fantastici e le argentine ancora di più!!!!
Per chi non lo sapesse qui è Primavera... sapete già come mi piace questa stagione... saranno i profumi, le tiepide sere... è tutto un subbuglio!!!
Qua è come mi sentissi un pò a casa e a dirla tutta si potrebbero trovare migliaia di similitudini tra Italia e Argentina.
Per rispondere a tutti quelli che avevano una mezza intenzione di fare un salto da queste parti per curiosità..... non potete assolutamente mancare - parola di Masoni!!!! -Vi lascio e mi lascio rotolare verso sud!
Proxima estaciòn: Patagonia!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

"Continente vivo
desaparecido solo qua,
sotto un cielo avorio,
sotto nubi porpora.
1000 fuochi accesi, 1000 sassi sulla via,
mentre un eco piano
da lontano sale sù
qua giù...
Un pianto lungo secoli
che non ti immagini...
e polvere di polvere
di storie mobili.
Sopra un onda stanca che mi tira sù..
mentre muovo verso sud.
Sopra un onda stanca che mi tira sù..
rotolando verso sud................"

1 dic 2007

El Salar de Uyuni

Sfortunatamene credo di aver perso tutte le foto del Salr de Uyuni, questo è l`unico video che si è salvato.
"Gravado en la isla Incawasi"... disfruten:

19 nov 2007

Potosí


18/11/2007 - Potosí - 3967 mt

Ancora in completo stato di confusione mi trovo ora a Potosí, una delle cittá piú alte del mondo.
Inizialmente avrei voluto evitare di passare da queste parti, ma per una serie di eventi incontrollabili alla fine sono finito qui.
Potosí fu fondata nel 1546 ed é nota per essere stata la citta mineraria piú ricca del pianeta.
La stragrande maggioranza dell´argento che giungeva in Spagna veniva estratto da queste minere.
In spagnolo esiste ancora un detto, "vale un potosí" (vale una fortuna).
La ricchezza ricavata da questa terra é praticamente incalcolabile.
Gli indios che venivano deportati ai lavori forzati qui a Potosí giungevano da tutto il Sud America.
Il lavoro degli indios, sfruttato da Francisco de Toledo, provocó la morte di migliaia di persone, non solo per le condizioni estreme di lavoro ma anche per l´avvelenamento da mercurio, provocato dal contatto con il metallo delle mani e dei piedi nudi, oltre che dall´inalazione dei suoi vapori tossici.
Le condizioni lavorative al giorno d´oggi sono pressoché immutate. A causa delle precarie condizioni lavorative e della carenza di elementari misure protettive, i minatori hanno una bassissima aspettativa di vita, mediamente solo 40 anni; i decessi sono causati per lo piú da silicosi o per i crolli dei tunnel. Si stima che nei secoli di sfruttamento del lavoro indio siano morti almeno 8 milioni di uomini a causa delle frane.
Come mi spiegava Elisa tempo fa, l´idea di entrare in una di quelle gallerie con un tour organizzato dove i gringos si divertono a scherzare con la dinamite mentre sti poveri minatori ti osservano con un senso di pena, "propio non mi attirava"!
Teoricamente l´ingresso alla mina sarebbe proibito senza un permesso... ma poco mi importava di visitarla, mi bastava osservare l´imponenza del Cerro Ricco, la grande montagna traforata in lungo e in largo, dall´alto al basso, che domina la cittá da lassú.
Ho preso quindi un bus per raggiungere un possibile "mirador" ai piedi del Cerro Ricco.
Tra i tanti minatori che sono saliti a bordo, ho conosciuto Juan, un tizio mezzo boliviano-mezzo brasiliano, che essendo completamente ubriaco, non riusciva a spiegarsi bene in nessuna delle due lingue. Juan mi segue fino in cima e mi propone di seguirlo alle mine, ma io rifiuto.
L´insistenza del minatore alla fine mi mette curiositá e decido di accettare, anche se non sono completamente convinto che Juan abbia le idee tanto chiare.
Compriamo della coca e dell´alcool per fare una offerta al "Tio", la divinitá creata dai minatori stessi per ricevere protezione e fortuna nella ricerca degli innumerevoli minerali preziosi di cui la montagna é ricca.
Arriviamo in cima, dove ha sede la cooperativa dei minatori, e Juan mi presenta a tutti come suo fratello e, nonostante sia piú che evidente che io non sarei mai potuto essere suo "hermano" nemmeno per uno scherzo del destino, lui insiste e nessuno lo contraddice per non alterare il suo stato di ebrietá.
Mi scuso con tutti prima di entrare all´imboccatura del tunnel ma nessuno sembra essere veramente contrariato.
Cosí alla fine, mio malgrado, mi ritrovo ad esplorare il labirinto di cunicoli che entra nella montagna.
Alcuni scendono verso il basso per centinaia si metri, altri si spingono per migliaia attraversando tutto il Cerro Ricco.
Ogni tanto si sentono inquietanti rumori simili a frane, ma Juan mi assicura che sono solo altri minatori che lasciano cadere le pietre dentro a un profondo tunnel che porta alle rotaie... sará, ma a me sto boato mi fa sentire un pó insicuro.
Arriviamo alla cripta di "Tio" dove Juan si scola parte della bottiglia di alccol che mi ha fatto comprare per l´offerta e gliene versa qualche goccia sugli stivali.
Juan mi spiega che generalmente si lavora dalle 10 alle 14 ore lá dentro, qualcuno si fa pure 24 ore senza mai smettere, facendo a turno con i suoi compagni.
Arriviamo al termine di un tunnel dove conosco Pablo, un tizio dalla pelle scura con la faccia deformata dall´immenso bolo di coca che si sta masticando. In quel punto c´é una vena d´argento recentemente scoperta e lui si batte con tutte le sue forze per demolire la roccia delle pareti che mi danno l´impressione non resisteranno ancora per molto tempo.
Dopo aver scambiato una breve conversazione con Pablo, gli regalo quello che mi resta delle foglie di coca e gli auguro di tutto cuore "mucha, mucha, mucha suerte".
Mi vergogno un pó a stare lí a guardarlo, neanche fosse un´attrattiva turistica, e glielo commento, ma lui mi dice di non preoccuparmi... per alcuni non esiste la possibilitá di sciegliersi la professione, se nasci da queste parti senza un soldo in tasca quella é l´unica possibilitá ammessa per sopravvivere... ad ogni modo né Pablo né Juan si lamentano tanto del loro lavoro, nonostante Juan mi assicuri che la media annuale di morti sul lavoro nelle miniere di Potosí sia di 148 persone... non so come possa avere dati tanto precisi alla mano, soprattutto considerando la sua mancanza completa di luciditá, ma gli dico che gli credo.
Usciamo dal tunnel e ci salutiamo, ringrazio Juan di avermi concesso l´opportunitá di conoscere questa realtá ma lui ringrazia me per averlo seguito all´interno dei cunicoli.
Fuori piove e dalla montagna scorrono torrenti di fango rosso, mescolato a ogni tipo di rifiuto e di polvere di metallo prezioso.
Prima di salire sul bus giá colmo di minatori che fanno ritorno in cittá osservo per l´ultima volta il "Cerro Ricco", una imponente montagna che ha decisamente segnato la storia di Potosí, della Bolivia e del mondo intero.

"LE ROTAIE DELLA MORTE"

Con milioni di km quadrati d`ombra in tutta l`Amazzonia, Santo Ribeira morì nel modo più idiota: si addormentò sotto un Hippomane, una delle poche piante al mondo capaci di ammazzare un uomo. La luce filtrata dalle foglie si scompone in raggi che colpiscono le cellule facendole impazzire. santo Ribeira fu trovato morto, gonfio all`inverosimile; se n`era andato inmeno di un`ora. Ad ogni modo quest`uomo era stato condannato a morte da una ferrovia che gli aveva segnato la vita... una ferrovia cheancora prima di essere creata aveva già cominciato a mietere vittime.
Le prime furono i fratelli Labr, che facevano i cappellai a Manaus. Vennero a sapere per caso, nel 1869, che nel cuore dell`Amazzonia, lungo il Rio Madeira, si cercavano uomini per la costruzione della "estrada de ferro". Stanchi del loro mestiere e della bruta aria che tirava a Manaus per gli sporchi affari del cauciù, accettarono la sfida.
Risalirono in canoa il fiume in compagnia di uno starno giovane, Santo Ribeira.
Una notte i 3 si addormentarono lungo la riva del fiume.
santo non si accorse di nulla ma al suo risveglio trovò 2 cadaveri decapitati. I Labra si erano addormenati con i loro coltelli ben in vista sulla cintura, il ragazzo con il fucile in mano.
Gli indios lo risparmiarono solo perchè non avevano mai visto prima un`arma da fuoco.
Molti anni più tardi Ribeira avrebbe visto, appesa alla capanna di una famiglia "shuar", una testa ridotta a pocopiù di una mela e vi avrebbe riconosciuto uno dei fratelli Labra.
Quando il ragzzo giunse a santo Antonio, la società "Madeira-Mamorè Railway" aveva da poco ottenuto la concessione per la costruzione di 364 km di rotaie lungo il corso dei due fiumi.
Santo Ribeira, che non era uno stupido, capì immediatamente che quella ferrovia non sarebbe mai stata copletata.
Lui era stato assunto soloperchè aveva tutti i denti ed era uno dei pochi a conoscere bene la zona del Madeira.
Lui aveva accettato solo per dare una lezione a Don Mario Alvarez, un boliviano che aveva costruito un impero nell`Acre e con il quale aveva un conto in sospeso da tempo per una vecchia offesa ricevuta per strada, che Alvarez nemmeno ricordava più, ma che Santo, al contrario, aveva ben impresso nella sua memoria e che ora era diventata la ragione della sua vendetta.
Alvarez, già allora ricco sfondato, aveva investito quasi tutto il suopatrimonio in azioni della "Public Work Construction", la compagnia a cui eran stati appaltati i lavori della ferrovia.
Per ribeira fu un gioco da ragazzi fomentare una rivolta nel cantiere, sempre restando nell`ombra.
nel 1873 il cantiere fu abbandonato senza che fosse stata posata neppure una rotaia.
Le azioni della "Public Work Construction" crollarono e Alvarez ci rimise le penne.
Cinque anni più tardi intervvennero gli ingegneri americani, convinti di essere gli unici al mondo capaci di voncere contro la natura.
Entrarono così in scena i fratelli Collins e santo Ribeira si aggregò a loro come caposquadra.
Il primo carico, costituito da 500 tonnellate di binari, 200 tonnellate di materiale vario e 80 uomini, giunse a bordo del Metropolis, una vecchia carretta inadatta a navigare nelle acque insidiose del Madeira, e finì così sul fondo del fiume.
Un bell`inizio al quale seguirono incidenti a catena, in parte provocati volutamente dal giovane Ribeira, in parte provocati dalla cocciutaggine degli americani.
Rifiutarono gli indios perchè selvaggi e i brasiliani perchè pelandroni. Si affiddarono allora a operai italiani e indù che alle prime difficoltà presero la via della foresta, ma dalla parte sbagliata, finendo così ancora più internamente nel labirinto verde, verso un destino impossibile da conoscere. Indios, malattie, animali feroci, fame... c`era solo da scegliere come morire. I primi 6 km di rotaie restarono fermi per parecchi anni ad aspettare, e alla fine neppure gli americani ce la fecero.
Thomas Collins inviò un disperato messaggio verso gli USA: "Impossibile proseguire - Provvedere immediatamente". A cui seguì una immediata risposta: "Abbandonare tutto!!!"... con il conseguente fallimento della società.
La signora Collins impazzì e fu ricoverata in una clinica per malattie mentali dalla quale non sarebbe mai più uscita.

Con questo bagaglio di maledizioni e sfortune nel 1903 l`impresa entrò nel trattato di Petropolis fra brasile e Bolivia: il territorio tra la riva nord del rio Abunâ e quello ovest del rio Madeira venne ceduto al Brasile in cambio della costruzione della linea santo Antonio e Gaujarà-Mirim.
In questo modo la Bolivia avrebbe avuto finalmente un passaggio che dalla rete fluviale l`avrebbe collegata all`Atlantico. La costruzione della Madeira-mamorè, già ribattezzata "Mad Madeira", era ormai diventata un obbligo politico..
Ancora una voltail futuro della ferrovia fu affidato ad un americano, il sig. Farquhar, che rilevò l`appalto dei lavori.
Ribeira, ovviamente, funominato caposquadra. Iniziarono i lavori e il 1908 fu conosciuto come l`anno dello sterminio: la baracca di legno che faceva da ospedale presto non bastò più a contenere tutti i malati. Se ne aggiunsero in breve tempo altre 4, usando le traversine dei binari per la loro costruzione. In un solo giorno furono ricoverati 25 uomini di nazionalità diverse con 39 tipi di malattie. Scoppiò l`ennesima ribellione: i pochi ancora in salute fuggirono, chi verso Porto Velho, dove li aspettavano gli agenti armati della compagnia, chi verso la foresta, dove li aspettavano le frecce degli indios, chi verso manaus con mezzi di fortuna. Iniziò così una nuova campagna di reclutamento che prometteva paghe triple.
Per la società i costi crebbero a dismisura. in un soo anno la spesa triplicò, ma Farquhar era ostinato e sulla "Mad Madeira" aveva ormai giocato il suo avvenire. Decise di proseguire a qualunque prezzo. Nel 1909 vennero posati nella giungla i primi 50 km di binari fra incredibili difficoltà. Tra i lavoratori il sesso era divenatta un`idea fissa: chi cercava di soddisfarlo nell`unica casa di tolleranza di santo Antonio se ne tornava, di norma, con una malattia in più tanto che i dirigenti decisero unbel giorno di proibire l`ingresso al bordello facendolo presidiare da uomini armati.
i piu si rifugiavano nel whisky oppure cercavano disperatamente di estrarre droghe dalle piante della foresta.
Nel 1910 venne inauguarat la stazione di jaci-Paranà, al chilometro 90.
Farquhar e i suoi in qualche modo ce l`avevano fatta!
Restavano però ancora 274 km da coprire in zone impervie.
Tra il 1910 e il 1912 vennero posati km su km di binari, gettando ponti precari e non badando troppo alla natura del terreno... l`importante era arrivare!
Verso la metà del 1912 gli operai posero l`ultima traversina: la Madeira-Mamorè poteva dirsi completata! La foresta era stata sconfitta.
Questo almeno credevano loro. La foresta in realtà si rimangiò tutto. Tra enormi difficoltà la linea dovette essere difesa dall`aggressione dell verde e del terreno. Farquhar non riuscì mai a rifarsi delle spese e fallì come era destino. Si scoprì da lì a poco che la ferrovia non serviva a niente e a nessuno, visto che nel frattempo la Bolivia aveva trovato altre strade per i suoi commerci e il mercato del cauchù brasiliano stava per collassare. La madeira- Mamorè finì per collegare il nulla al nulla.
La foresta si era ripresa tutto ciò che gli uomini avevano cercato di imporle: binari, stazioni, locomotive e incluso le vite.
Mai si saprà in quanti morirono per la "Mad Madeira", ma le cifre ufficiose parlano di 6200 vittime. la leggenda vuole che siano molte di più, un cadavere per ogni traversina.
La foresta ne risparmiò soltanto uno, affinchè potesse raccontare, ma poi alla fine chiuse il conto anche con lui.