18 nov 2007

Foto dal Sud America

Foto tutte nuove:

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mapa de Bolivia




Il popolo andino

















17/11/2007 - La Paz ( Bolivia ) - 3662 mt

Difficile da spiegare questa sensazione....Ho lasciato il Brasile, una terra di cui mi sono innamorato ma dove ho sentito anche forti attriti, al limite tra forte attrazione e una certa repulsione!Nel momento in cui ho lasciato le estese terre paludose del Mato Grosso per varcare il confine della Bolivia mi sono sentito subito a casa, come se entrassi in una terra che conosco da tempo e che mi è amica e vicina... si, dev`essere l`atmosfera del popolo andino!
Queste minuscole persone che si muovono tutte di fretta con i loro grossi cappelli e le loro lunghe trecce legate sulla schiena... scendendo dalle montagne, portando al pascolo le loro greggi o caricando larghe tovaglie piene di patate e cipolle.
Un popolo pieno di umiltà e sempre con il sorriso in bocca.
Vivono sulle pendici delle montagne dove coltivano qualche povero ortaggio, lavorano tutto il giorno masticando a lungo un grosso bolo di coca, trascorrono le notti alla luce di un fuoco che serve anche a scaldarli dalle gelide notti.... questo è il popolo andino!
Da Santa Cruz mi sono diretto verso Cochabamba, attraversando una interminabile strada che risaliva le Ande orientali ricoperte dalla selva... un labirinto insidioso di giungla e banchi di nebbia...il luogo stesso dove è terminata l`avventura ed è iniziata la leggenda di un certo Ernesto Guevara. Propio laggiù è stato catturato, dopo mesi di inseguimenti senza esito, ma alla fine quelle montagne tanto inacessibili sono diventate la sua trappola mortale.
Quest`anno è, guardacaso, anche l`anniversario della sua morte... durante il viaggio ho conosciuto due antropologi peruviani che, parlando della storia del Che, mi hanno generosamente fatto dono di una t-shirt che rappresenta con orgoglio il suo volto.
I due amici mi hanno anche fatto dono delle loro conoscenze in campo storico per quanto riguarda alcuni misteri degli Inca, dello strano intreccio di cunicoli che giace sotto la fortezza di Saqsahuaman, che secondo alcuni possono portare fino alla porta de "El Dorado", e della scoperta di una nuova e sorprendente Machu Picchu, ancora più grande e affascinante di quella già popolare, e .... sapete che i misteri e le leggende mi intrigano!!!
Il paesaggio attraverso il finestrino del bus è mutato, passando da una fitta selva fino alle Ande più brulle. A Cochabamba ho fatto visita a un grazioso ecovillaggio dove ho avuto modo di conoscere Enrique, con cui ho trascorso l`intera notte di fronte al fuoco parlando della possibilità di poter andare a dare lezioni di Permacultura ai futuri studenti della sua comunità. Poi è stata la volta del Lago Titicaka. Nonostante ci fossi già stato, sentivo la necessità di tornare a visitare quel meraviglioso e gigantesco lago, dalle gelide acque, che giace a 4000 mt d`altezza, circondato dall Cordillera Real, con i suoi picchi perennemente innevati.
Che splendore!!!
Ho fatto un salto sulla "Isla del Sol", dove la leggenda vuole sia nato Inti, il mitico Dio inca del sole. Dall`isola si gode di uno dei tramonti più belli che questo pianeta possa conoscere e la notte e come stare dentro una caverna tapezzata di diamanti che luccicano, un mare di stelle brillanti a 360 gradi... Wohhhh !!! Sapevo che questa volta non potevo mancare alla visita del tempio del sole, dove ho fatto un piccolo rito con l`aiuto del S. Pedro per potermi avvicinare a Inti.
Questa volta il dio di turno mi ha ascoltato e ha subito soddisfatto le mie richieste.... addirittura in tempo record! Ci voleva propio! Ho quindi lasciato la bellissima isola al centro del lago per raggiungere La Paz, la capitale della Bolivia. Come confermavi tu Toddy e`una città che va assolutamente vista: migliaia di casupole di mattoni rossi che si arrampicano su per i piedi dei monti che circondano questa vasta vallata su cui è sorta la caotica metropoli.
Da qui è iniziata la totale confusione, per una svariata rassegna di ragioni che non vi sto ora a spiegare... sta di fatto che il viaggio è proseguito senza un vero piano... diciamo che mi sono abbandonato al corso degli eventi.
Ho preso il primo microbus che mi portava fuori città e dopo 3 ore mi sono ritrovato a Coroico, un grazioso paesino raggiunto da una lunga strada tristemente conosciuta con il nome di "carretera de la muerte" oppure come "la carretera màs peligrosa del mundo"... che fantasia sti boliviani!!!
In realtà ne ho conosciute e sperimentate di più brutte di strade, come ad esempio in Perù o in Ecuador, ad ogni modo la mala fama di questo cammino è dovuta soprattutto al fatto che spesso era percorso di notte da camionisti o autisti di bus ubriachi che distratti o mezzi addormentati finivano nel fondo del burrone a lato dell`unica corsia percorribile.
Il vecchio percorso che porta a Coroico ha infatti la più alta statistica di morte accidentale su strada, lo testimoniano tutte le croci di legno che perimetrano il sentiero.
La strada attraversa le montagne di giungla passando sotto piccole cascate che rendono ancora più complicato il cammino.
Oggi, per il bene di tutti, è stata costruita una nuova strada che giunge fino a Coroico, anche se è geologicamente più instabile e ben presto franerà completamente come dimostrano le crepe sui costoni di roccia che sormontano questo "gioiello" architettonico.
Chi vuole può comunque tentare il passo attraverso il vecchio cammino, come ho fatto io con l'ausilio di una vecchia jeep guidata da Felix, un taxista di Coroico.
Al termine della gitarella mi ha lasciato al bivio di una strada che si addentra nell`Amazonia boliviana... era già notte ed ho aspettato che fosse il caso a decidere la direzione da prendere: La Paz o Rurenabaque?
Il primo mezzo a passare per lo svincolo è stato un vecchio camion volvo che caricava qualche campesino di ritorno dalla capitale, mi sono così caricato a bordo ed ho proseguito il viaggio all`interno del cassone posteriore del camion in direzione Rurenabaque, osservando una splendida luna nascosta dietro alle sagome della foresta, sdraiato su scomodissimi sacchi di patate... in realtà questa cittadina amazzonica non l`ho mai raggiunta, perchè avvolto ancora una volta dalla confusione e dalla stanchezza degli innumerevoli cambi di mezzo, ci ho ripensato.... sta di fatto che ora mi ritrovo nuovamente nella capitale, di nuovo in marcia verso sud!

7 nov 2007

TRACCE DI El Dorado NEL MATO GROSSO

Percy Harrison Fawcett é il maggior paradigma dell´esploratore-avventuriero del XX secolo. Le sue spedizioni, le sue fotografie e filmati, il suo diario di viaggio e la sua stessa figura, ispirarono scrittori come Conan Doyle e registi come Steven Spielberg, il cui Indiana Jones non é né piú né meno che quel coraggioso colonnello inglese.Fawcett era un officiale ritirato dall´esercito britannico. Antico lottatore dell´India, instancabile esploratore dei confini boliviani e brasiliani, esperto nell´attraversare foreste, montagne e paludi... in piú fondatore della Royal Geographical Society di Londra.Alcuni anni prima di ritirarsi dal suo servizio attivo, il colonnello Fawcett giá conviveva con un´ossessione: trovare la "ciudad perdida" o quelle rovine che tutti conoscevano come "El Dorado".Quella cittá, in cui perfino le strade erano tapezzate d´oro, si trovava, secondo il colonnello, nelle profonditá della Sierra Roncador, ad est di Cuiabá, la capitale del Mato Grosso, un luogo in cui nessuna spedizione era prima arrivata.Per Fawcett "Z", come denominava la "ciudad perdida", era qualcosa di piú che un territorio dorato... era la culla in cui aveva regnato una societá molto avanzata.La sua ossessione per "Z"era cominciata il giorno in cui aveva avuto modo di accederea un manoscritto trovato nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro. Il suo autore era il sacerdote J. de la Barbosa, che nel documento raccontava in dettagliola spedizionecapitanata da Francisco Raposo nel 1743. Secondo il clerico, Raposoaveva incontrato una cittá in rovina in pieno Mato Grosso.Il documento raccontava che Raposopartí con 18 coloni e che, dopoun enorme quantitá di disavventure, giunsero a delle montagne dentellate. Dopo averle superate incontrarono una pianura e al fondo una foreste vergine. raboso invió un gruppo di indios a esplorare lazonae al loro ritorno questi raccontarono di aver incontrato le rovine di un´antica cittá abbandonata.Il giorno seguente tutta la spedizione entró nella cittá. La prima cosa che notarono fu un´enorme struttura di 3 archi a zig-zag del tutto similea quelladi Sacsaihuaman (in Perú).Trovarono anche una moneta d´oro che testimoniava la presenza di una civiltá evoluta.A partire da quel momento il colonnello Fawcett dedicó ogni giorno della sua esistenza a preparare la spedizione. Cosí il 25 febbraio del 1925, Percy Harrison Fawcett, suo figlio Jack e Raleigh Rimel, un amico del ragazzo, partirono da rio in cerca della mitica cittá.Nessuno ignorava i pericoli e gli ostacoli che avrebbero dovuto affrontare, ma la convinzione era piú forte, tanto che nell´ultima lettera che Fawcett spedí a sua moglie da un recondito luogo chiamato "Puerto del Caballo Muerto", l´esploratore chiede di non organizzare nessuna spedizione di salvataggio,sarebbe stato troppo rischioso, visto che se loro non fossero riusciti nell´impresa nessunaltro sarebbe risucito a farlo....ma la spedizione era necessaria per svelare al mondo l´enigma dell´Antico Sud America e, forse, del mondo intero, l´enigma di una cittá di cui il colonnello era perfettamente certo che eistesse.Nessuno dei 3 fece mai piú ritorno!La ricostruzione del viaggio che alcuni investigatori riuscirono a faree spiega che da Cuiabá, gli uomini raggiunsero una regione abitata dagli indios Bacairís.Condotta dai Bacairís, la spedizione giunse al fiume Coliseu, dove incontrarono il villaggio dei Nafuquá, che la condussero fino agli indios Kalapato. Qui si sono perse le notizie della spedizione.Nel 1927, ossia 2 anni piú tardi che si erano dati ufficialmente per dispersi il colonnello e i suoi, Roger Courteville, un ingegnere francese, assicuró alla stampa peruana che aveva incontrato Fawcett in Minas Gerais (Brasile). L´anno seguente l´agenzia notiziaria N.A.N.A. invió il colonnello George Dyott per investigare la sorte della spedizione scomparsa. Come Fawcett, Dyott giunse al villaggio dei Nafuquá e il capo tribú mostró al colonnello un bagaglio metallico che doveva appartenere alla spedizione.Dyott fece ritornosenzanuove prove ma una nuovaversione si diffuse tra la stampa: Fawcette i suoi uomini vivevano con una tribú di indios selvaggi che li consideravano come idoli, reganvano come sovrani e, ovviamente, erano vivi. Il mistero si ingigantiva con ilpassare del tempo e ogni volta che appariva qualcuno che pretendeva svelarlo. Parallelamente un´altra ipotesi nasceva:il colonnello aveva incontrato effettivamente la mitica cittá e lí si trovava senza poter far ritorno.Due anno piú tardi, uno svizzero di nome Stefan Rattin fece ritorno dal Mato Grosso con la notizia che il colonnello era stato fatto prigioniero da una tribú a nord del rio Bombin. Lo svizzero assicuró che il 16 di ottobre del 1931 fu circondato da un gruppo di indigeni che lo portarono al villaggio dove vivevano. Lí,raccontó rattin, si incontró con un anziano dallabarba e dai capelli lunghi e bianchi che sembravamolto triste. L´anziano gli si avvicinó e in perfetto inglese gli chiese di chiedere aiuto al consolato inglese di Sao Paulo, poiché era prigioniero della tribú.Lo svizzero fece una dichiarazione ufficiale davanti al console generale britannico di Rio de janeiro e successivamente ritornó a cercare il colonnello per propio conto. Non fece mai piú ritorno dalla foresta, ma si sa che passó per il rancho di Hermenegildo Galván. Galván confermó la presenza di rattin nella sua propietá.L´anno seguente la storia era destinata a fare un salto decisivo.Effettivamente nel 1933 partí una nuova spedizione sulle tracce di Fawcett ed i suoi uomini, i nuovi esploratori arrivarono nuovamente al villaggio Nafaquá e lí raccolsero la testimonianza di una india che confermó la presenza durante molti anni di uomini bianchi nella tribú degli Aruvudus.Erano 3! Il vecchio era il capo della tribú e il figlio si era sposato con la figlia di un´altro capo chiamato Jernata. La coppia eveva un figlio piccolo di occhi azzurri e capelli biondi. I 3 erano molto apprezzati all´interno della tribú. Quando gli esploratori vollero sapere perché i 3 non erano fuggiti la india rispose che avevano finito le munizioni delle loro pistole e che si ritrovavano circondati da feroci tribú indigene. Alla fine, alcuni anni dopo, una nuova spedizione penetró nel Brasile Centrale per chiarire definitivamente il mistero. Gli uomini della spedizione vissero 5 anni assieme ai Kalapalo, guadagnandosi la loro fiducia. Gli indios decisero di mostrare il luogo in cui avevano seppellito gli inglesi da loro stessi assassinati.Gli esploratori inviarono le ossa a Londra affinché fossero analizzate.Poche settimane dopo, senza essere state oggetto di minuziosi esami, le ossa tornarono in Brasile con una breve nota che assicurava che quelle non apartenevano al colonnello Fawcett né a nessuno dei suoi uomini. Il mistero non fu mai risolto!Cosí, secoli dopo che il primo spagnolo era stato colto dalla febbre della cittá d´oro.... El Dorado ancora non appariva!

Autostop sulla Transpantaneria.


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06/11/2007 - Cuiabá - 150 mt

Nel passato il Mato Grosso era la destinazione finale di pochi esploratori, cacciatori di indiani, cercatori d´oro e naturalisti. Terra selvaggia, fatta di foreste impenetrabili nel cuore geografico del Sud America oppure fatto di paludi inacessibili come il Pantanal.

Mi é stato detto : "se vuoi vedere la natura e gli animali nel loro stato selvaggio vai nel Mato Grosso... il Pantanal é il luogo che fa per te!

"Il Pantanal é una regione incastonata tra Paraguay e Bolivia, al sud del Brasile, grande approssimativamente 230.000 km quadrati, piú o meno metá dell´estensione complessiva della Francia. Una terra che esiste effettivamente solo sei mesi l´anno. Scompare negli altri sei, quando le piene del fiume Paraguai e Cuiabá inondano la sua supeficie di foresta, intridendola come una spugna da ottobre a marzo e cancellandone l´orografia sotto una silenzioso strato d´acqua stagnante, un luogo ospitale solo per i caimani. Un luogo incredibile, di una bellezza unica ed ostile.

Nel Pantanal esistono rare cittadine dove vivono poche persone, la maggior parte delle quali sono "fazendeiros", propietari di "fazendas", le quali coprono un´area pari al 90% del Pantanal.

Piú che una palude il Pantanal é una pianura alluvionale. In termini geologici é una pianura sedimentaria di origine quaternaria, un tratto di costa che ha cominciato a prosciugarsi circa 65 milioni di anni fa. Al principio mare, poi immenso lago e ora una pianura sommersa periodicamente d´acqua.

Quando l´acqua si prosciuga, laghi e paludi si seccano, lasciando emergere una vegetazione simile a quella della savana: prati d´erba misti a intricata foresta che danno riparo a migliaia di animali con il loro ecosistema unico ed esclusivo. L´unica strada che percorre il Pantanal é la Transpantaneria, una pista color sangue che riesce ad entrare per soli 145 km semiliquidi tra Poconé e Porto Jofre... una strada che ha bisogno di addirittura 118 ponti di legno per portarti a destinazione.

Da queste parti, nonostante non ci sia il traffico che attenaglia Rio, le sporadiche persone che attraversano la Transpantaneria sono ben liete di dare un passaggio a chi sta facendo autostop, probabilmente perché, conoscendo bene la zona, non vorrebbero trovarsi al posto di chi, come me, aspetta la prima auto di passaggio sotto un sole cocente in un posto desolato come questo.
Per chi vive nel Pantanal, le giornate passano lente ed inesorabili.
Per far passare il tempo, di storie da queste parti se ne raccontano un sacco, come quella del signor Honório Rondón, fazendero del Mato Grosso do Sul, la cui fine, avvenuta nel 1976, é raccontata nei minimi particolari dal propietario della posada dove ho montato la mia tenda. Il signor Teodoro era uscito a pesca con la sua canoa, quando all´improvviso si udí un ronzio e uno sciame d´api africane lo assalí: lui, per tentar di sfuggire alle dolorose punture sanguinanti, si lasció cadere in acqua, fu sommerso e non riapparve mai piú.
Un branco di pesci piranha attirati dal sangue aveva aggredito il signor Teodoro. Quando il corpo venne recuperato dall´acqua, era rimasto solo lo scheletro.
Peró quando si parla di piranha con una donna che sta facendo il bagno nel fiume assieme ai suoi bambini, lei scrolla le spalle con aria di insufficienza e mi dice: "Da queste parti i piranha non hanno mai assalito nessuno, e nemmeno i coccodrilli o le anaconde.
Casomai, c´é piuttosto da stare attenti alle persone.

4 nov 2007

Chapada Diamantina: nel regno di Jahgannath.

Questa é una storia che inizia alcuni anni fa, quando il buon vecchio Enrico Martinis, friulano Doc, di ritorno da un viaggio-lavoro in India per un suo documentario, aveva fatto apparire in CasaMasoni una piccola statuetta di legno, all´apparenza insignificante ma che in realtá nascondeva un potere immenso.
Si trattava di Jahgannath, dio indú, dio del Cosmo e perció, sicuramente non un Dio qualsiasi... non uno di quegli dei a cui sei costretto a credere senza poterlo vedere o toccare.. nó! ... un dio in carne ed ossa, o forse é meglio dire un dio di legno in persona!
In India ne esiste uno in formato gigante che ogni giorno viene svegliato, lavato, nutrito, abbellito con offerte di fiori e cosí via, fino a rimetterlo a nanna nel suo tufon gigante!
Jahgannath é un Dio tutto colorato con un piercing al naso... dopo aver creato il Cosmo ne fu tanto estasiato e stupito che rimase in posizione di abbraccio e con gli occhi spalancati per l´eternitá.
Ognuno di noi puó avere un propio dio se vuole e Jagannath ne é la dimostrazione...
...insomma questo Dio era apparso a casaMasoni alcuni anni fa, ma nessuno ci aveva fatto caso... "se solo ti avessi compreso prima io.. Dio"
Addirittura era stao rinchiuso in una vetrina impolverita assieme a un mucchio di altre statuette profane... e cosí erano passati gli anni mentre Jahgannath si annoiava dentro il mobile.
Dopo la mia laurea ho fatto piazza pulita delle mie cose e passando di fronte la vetrina Jahgannath mi ha comunicato personalmente la necessitá di uscire da quello stato di opressione e cosí é stato, me lo sono preso avvertendo CasaMasoni della mia drastica e irremovibile decisione.
Jahgannath ha alloggiato per un 6 mesi in casa mia a Cordenons e nel momento del bisogno mi ha addirittura aiutato ad uscire da una frode fiscale in cui ero caduto navigando in internet.. ma questa é un´altra storia!
Risolta la questione con i soldi ho ringraziato il mio Dio e gli ho chiesto di chiedermi qualsiasi cosa come ricompensa... la risposta é stata immediata: "Portami in viaggio con te!"
Non c´ho pensato 2 volte e ho valutato che potesse essere un´idea geniale: quale miglior compagno di viaggio che un vero Dio che ti segue in ogni dove... e cosí Jahgannath, Lord of the Cosmo, mi ha seguito per tutto il Centro America e il Sud America fino a questi ultimi giorni.
É grazie a lui che ho sempre avuto il tempo a mio favore, che non sono stato sbranato da felini o alligatori, che ho passato indenne i branchi di squali dell´Isola del Cocco, che sono riucito a fare slalom tra i pericoli di Panama, ad attraversare il difficile passo della Colombia, a scalre il Cotopaxi e resistere ai geli delle Ande, ad attraversare tutto il Rio delle Amazzoni e a scendere fino a qui... ad ogni richiesta lui realizzava il desiderio... ma era un pó di tempo che qualcosa non andava, la fortuna non mi seguiva piú come prima... lo fiutavo da tempo... forse era un messaggio che non riuscivo a decifrare.
Fino ad ora io e Jahgannath non ci eravamo mai separati, solamente quando avevo esigenza di andare al bagno.
Poi sono arrivato a Chapada Diamantina, dove tra ritardi, disguidi e sfighe varie il "meccanismo" aveva cominciato a non funzionare piú!
Tra le fantastiche montagne della Chapada un giorno stavo visitando con una guida la poco conosciuta Cachoeira da Fumaçinha, una cascata che tra diversi salti finisce con gettarsi dentro un´oscuro canyon creando un paesggio impressionante.
Io e la guida stavamo sopra il precipizio di un canyon alto centinaia di metri, propio dietro la cascata, alla ricerca di un passaggio per scendere fino al letto del fiume per cosí poter avere la cascata di fronte.
Nell´atto di scrutare verso il basso di una fenditura della roccia che sprofondava in un buco profondo tra due pareti verticali ho visto Jahgannath uscire dal mio zaino e tuffarsi nel vuoto.
Certo!!!!
So é letteralmente tuffato fuori dallo zaino!
Mi é mancato per alcuni secondi il fiato e le uniche parole che mi sono uscite dalla bocca sono state: "bisogna andare a riprenderlo ad ogni costo!!!"
La guida mi ha guardato stupito, pensando : "questo dev´essere pazzo!"
Ho spiegato molto velocemente la storia di jahgannath e ho detto che ero disposto a tutto per riaverlo, ma lui non voleva che mi calassi tra le fenditure della montagna... ovviamente non avevo minimamente valutato il rischio.. ad ogni modo, preoccupato per la mia testardaggine la guida decide di calarsi tra le rocce, dentro lo stretto canyon, nonostante il pericolo di scivolare tra i muschi delle pareti.
Quell´anfratto di roccia era la prima volta che veniva visitato da un essere umano!
La guida si é calata per decine di metri dentro il precipizio fino a raggiungere, dopo un´ora, il punto in cui sembrava che il mio Dio fosse caduto.
Le minuziose ricerche non sono servite a nulla, jahgannath non si é visto, sembra quasi che abbia voluto nascondersi...
Io sono tornato all´ostello completamente affranto per la perdita del mio miglior compagno di viaggio.
Considerando come si sono susseguiti i fatti ho anche pensato che forse Jahgannath mi abbia portato fin lí per poter fermarsi nel luogo che aveva eletto come suo regno... effettivamente il luogo é degno di un Dio.. é praticamente inesplorato, dentro le cavitá della Terra, vicino a una delle piú belle cascate del pianeta e, allo stesso tempo, una delle meno conosciute, in perfetta sintonia con la natura....
... spero propio sia andata cosí!
Altrimenti non so cosa pensare!
Ancora oggi, dopo settimane dall´accaduto, sogno il mio piccolo Dio in posizione che abbraccia l´Universo, tra le profonde spaccature della roccia, in mezzo a flora sconosciuta e raggiunto raramente da un timido raggio di sole che lo sveglia al mattino.. e immagino il giorno in cui scalatori esperti si caleranno lá sotto e lo ritroveranno accreditando maggiormente l´ipotesi di una possibile connessione tra l´antica razza asiatica con quella americana.
Io non ti dimenticheró mai Jahgannath.
Peace & Love per l´eternitá!

A cidade meravelhosa



26/10/2007 - Rio de Janeiro - 15 mt

Mi sono da poco lasciato alle spalle la Chapada Diamantina, un luogo incredibile fatto di canyon, montagne rocciose, cascate gigantesche che si gettano in pozze profonde di color nero scuro, torrenti che scorrono dentro la profonditá della terra per uscirne limpidissimi e caverne impressionanti dove si sono formati stagni d´acqua color turchese raggiunti dai raggi di sole che penetrano attraverso le rare fenditure della roccia .... un paradiso naturale nascosto negli anfratti della terra.
Ho avuto il piacere di accampare nel giardino di Carlos, un rasta di Lençois, una deliziosa cittadina nata alle spalle di queste montagne ai tempi dei "garimpeiros", i cercatori di diamanti, di cui questa terra é ancora molto ricca.
Il nome del piccolo paesino coloniale significa "lenzuola", chiamato cosí perché i primi accampamenti dei minatori, visti dall´alto delle montagne, sembravano lenzuola stese al sole.
Qui i cammini tra me e Jahgannath, il mio piú grande compagno di viaggio, si sono separati... non so ancora se questa é una storia triste oppure no.... comunque é abbastanza lunga e se doveste essere interessati la potete trovare qui a fianco.
Dopo un viaggio di 36 ore il cambio paesaggistico é stato traumatico, mi sono risvegliato in una delle metropoli piú grandi del pianeta: Rio de Janeiro.
Sono arrivato sotto un diluvio che aveva allagato tutta la cittá, che senza un filo di luce sembrava essere molto triste.... il "bem vindo" non é stato certo dei migliori, ma quando il giorno successivo é riapparso il sole, Rio si é risvegliata nella sua bellezza piú assoluta, tanto che ora me ne sono completamente innamorato....
Rio fu scoperta da Gaspare de Lemos nel gennaio del 1502 quando, confondendone la baia per un fiume, decise di darle il nome Rio de Janeiro.
Chi l´ha definita "A cidade meravelhosa" aveva propio ragione.... non ho abbastanza girato il mondo per poterla descrivere come la cittá piú bella del mondo ma sicuramente la sua bellezza e l´atmosfera che qui si respira non possono passare inosservate.
Nonostante i lussuosissimi palazzi, hotel, ristoranti fronte mare visitati costantemente da migliaia di turisti o uomini d´affari questa é anche la cittá con le piú grandi "favelas" di tutto il Latino America.... si possono scorgere da ogni angolo della cittá, onnipresenti... lassú sulle colline ricoperte di cemento, lamiere e legno putrefatto, dove la gente vive amassata in condizioni pietose e dove l´accesso agli stranieri é praticamente proibito!
In questi ultimi giorni ho alloggiato praticamente in tutti i quartieri di Rio, spostandomi seguendo le direzioni fornitemi direttamente da Amelia da Barcellona... ho cosí potuto conoscere un pó di amici "cariocas" e vedere il backstage di Rio... grazie Amelia!
In questa stupenda cittá ho conosciuto anche Alex, un ragazzo di Minas Gerais che avevo precedentemente incontrato in internet, occupato nell´apertura di un nuovo ostello nel quartiere di Catete... tra una caipirinha e una cervecinha mi é stato proposto di fermarmi a lavorare per un breve periodo qui, anche per poter appoggiare un interessante progetto con i bambini dei quartieri poveri della periferia... adesso devo correre.... ma non escludo la possibilitá di ripassare da queste parti.