7 nov 2007

TRACCE DI El Dorado NEL MATO GROSSO

Percy Harrison Fawcett é il maggior paradigma dell´esploratore-avventuriero del XX secolo. Le sue spedizioni, le sue fotografie e filmati, il suo diario di viaggio e la sua stessa figura, ispirarono scrittori come Conan Doyle e registi come Steven Spielberg, il cui Indiana Jones non é né piú né meno che quel coraggioso colonnello inglese.Fawcett era un officiale ritirato dall´esercito britannico. Antico lottatore dell´India, instancabile esploratore dei confini boliviani e brasiliani, esperto nell´attraversare foreste, montagne e paludi... in piú fondatore della Royal Geographical Society di Londra.Alcuni anni prima di ritirarsi dal suo servizio attivo, il colonnello Fawcett giá conviveva con un´ossessione: trovare la "ciudad perdida" o quelle rovine che tutti conoscevano come "El Dorado".Quella cittá, in cui perfino le strade erano tapezzate d´oro, si trovava, secondo il colonnello, nelle profonditá della Sierra Roncador, ad est di Cuiabá, la capitale del Mato Grosso, un luogo in cui nessuna spedizione era prima arrivata.Per Fawcett "Z", come denominava la "ciudad perdida", era qualcosa di piú che un territorio dorato... era la culla in cui aveva regnato una societá molto avanzata.La sua ossessione per "Z"era cominciata il giorno in cui aveva avuto modo di accederea un manoscritto trovato nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro. Il suo autore era il sacerdote J. de la Barbosa, che nel documento raccontava in dettagliola spedizionecapitanata da Francisco Raposo nel 1743. Secondo il clerico, Raposoaveva incontrato una cittá in rovina in pieno Mato Grosso.Il documento raccontava che Raposopartí con 18 coloni e che, dopoun enorme quantitá di disavventure, giunsero a delle montagne dentellate. Dopo averle superate incontrarono una pianura e al fondo una foreste vergine. raboso invió un gruppo di indios a esplorare lazonae al loro ritorno questi raccontarono di aver incontrato le rovine di un´antica cittá abbandonata.Il giorno seguente tutta la spedizione entró nella cittá. La prima cosa che notarono fu un´enorme struttura di 3 archi a zig-zag del tutto similea quelladi Sacsaihuaman (in Perú).Trovarono anche una moneta d´oro che testimoniava la presenza di una civiltá evoluta.A partire da quel momento il colonnello Fawcett dedicó ogni giorno della sua esistenza a preparare la spedizione. Cosí il 25 febbraio del 1925, Percy Harrison Fawcett, suo figlio Jack e Raleigh Rimel, un amico del ragazzo, partirono da rio in cerca della mitica cittá.Nessuno ignorava i pericoli e gli ostacoli che avrebbero dovuto affrontare, ma la convinzione era piú forte, tanto che nell´ultima lettera che Fawcett spedí a sua moglie da un recondito luogo chiamato "Puerto del Caballo Muerto", l´esploratore chiede di non organizzare nessuna spedizione di salvataggio,sarebbe stato troppo rischioso, visto che se loro non fossero riusciti nell´impresa nessunaltro sarebbe risucito a farlo....ma la spedizione era necessaria per svelare al mondo l´enigma dell´Antico Sud America e, forse, del mondo intero, l´enigma di una cittá di cui il colonnello era perfettamente certo che eistesse.Nessuno dei 3 fece mai piú ritorno!La ricostruzione del viaggio che alcuni investigatori riuscirono a faree spiega che da Cuiabá, gli uomini raggiunsero una regione abitata dagli indios Bacairís.Condotta dai Bacairís, la spedizione giunse al fiume Coliseu, dove incontrarono il villaggio dei Nafuquá, che la condussero fino agli indios Kalapato. Qui si sono perse le notizie della spedizione.Nel 1927, ossia 2 anni piú tardi che si erano dati ufficialmente per dispersi il colonnello e i suoi, Roger Courteville, un ingegnere francese, assicuró alla stampa peruana che aveva incontrato Fawcett in Minas Gerais (Brasile). L´anno seguente l´agenzia notiziaria N.A.N.A. invió il colonnello George Dyott per investigare la sorte della spedizione scomparsa. Come Fawcett, Dyott giunse al villaggio dei Nafuquá e il capo tribú mostró al colonnello un bagaglio metallico che doveva appartenere alla spedizione.Dyott fece ritornosenzanuove prove ma una nuovaversione si diffuse tra la stampa: Fawcette i suoi uomini vivevano con una tribú di indios selvaggi che li consideravano come idoli, reganvano come sovrani e, ovviamente, erano vivi. Il mistero si ingigantiva con ilpassare del tempo e ogni volta che appariva qualcuno che pretendeva svelarlo. Parallelamente un´altra ipotesi nasceva:il colonnello aveva incontrato effettivamente la mitica cittá e lí si trovava senza poter far ritorno.Due anno piú tardi, uno svizzero di nome Stefan Rattin fece ritorno dal Mato Grosso con la notizia che il colonnello era stato fatto prigioniero da una tribú a nord del rio Bombin. Lo svizzero assicuró che il 16 di ottobre del 1931 fu circondato da un gruppo di indigeni che lo portarono al villaggio dove vivevano. Lí,raccontó rattin, si incontró con un anziano dallabarba e dai capelli lunghi e bianchi che sembravamolto triste. L´anziano gli si avvicinó e in perfetto inglese gli chiese di chiedere aiuto al consolato inglese di Sao Paulo, poiché era prigioniero della tribú.Lo svizzero fece una dichiarazione ufficiale davanti al console generale britannico di Rio de janeiro e successivamente ritornó a cercare il colonnello per propio conto. Non fece mai piú ritorno dalla foresta, ma si sa che passó per il rancho di Hermenegildo Galván. Galván confermó la presenza di rattin nella sua propietá.L´anno seguente la storia era destinata a fare un salto decisivo.Effettivamente nel 1933 partí una nuova spedizione sulle tracce di Fawcett ed i suoi uomini, i nuovi esploratori arrivarono nuovamente al villaggio Nafaquá e lí raccolsero la testimonianza di una india che confermó la presenza durante molti anni di uomini bianchi nella tribú degli Aruvudus.Erano 3! Il vecchio era il capo della tribú e il figlio si era sposato con la figlia di un´altro capo chiamato Jernata. La coppia eveva un figlio piccolo di occhi azzurri e capelli biondi. I 3 erano molto apprezzati all´interno della tribú. Quando gli esploratori vollero sapere perché i 3 non erano fuggiti la india rispose che avevano finito le munizioni delle loro pistole e che si ritrovavano circondati da feroci tribú indigene. Alla fine, alcuni anni dopo, una nuova spedizione penetró nel Brasile Centrale per chiarire definitivamente il mistero. Gli uomini della spedizione vissero 5 anni assieme ai Kalapalo, guadagnandosi la loro fiducia. Gli indios decisero di mostrare il luogo in cui avevano seppellito gli inglesi da loro stessi assassinati.Gli esploratori inviarono le ossa a Londra affinché fossero analizzate.Poche settimane dopo, senza essere state oggetto di minuziosi esami, le ossa tornarono in Brasile con una breve nota che assicurava che quelle non apartenevano al colonnello Fawcett né a nessuno dei suoi uomini. Il mistero non fu mai risolto!Cosí, secoli dopo che il primo spagnolo era stato colto dalla febbre della cittá d´oro.... El Dorado ancora non appariva!

Autostop sulla Transpantaneria.


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06/11/2007 - Cuiabá - 150 mt

Nel passato il Mato Grosso era la destinazione finale di pochi esploratori, cacciatori di indiani, cercatori d´oro e naturalisti. Terra selvaggia, fatta di foreste impenetrabili nel cuore geografico del Sud America oppure fatto di paludi inacessibili come il Pantanal.

Mi é stato detto : "se vuoi vedere la natura e gli animali nel loro stato selvaggio vai nel Mato Grosso... il Pantanal é il luogo che fa per te!

"Il Pantanal é una regione incastonata tra Paraguay e Bolivia, al sud del Brasile, grande approssimativamente 230.000 km quadrati, piú o meno metá dell´estensione complessiva della Francia. Una terra che esiste effettivamente solo sei mesi l´anno. Scompare negli altri sei, quando le piene del fiume Paraguai e Cuiabá inondano la sua supeficie di foresta, intridendola come una spugna da ottobre a marzo e cancellandone l´orografia sotto una silenzioso strato d´acqua stagnante, un luogo ospitale solo per i caimani. Un luogo incredibile, di una bellezza unica ed ostile.

Nel Pantanal esistono rare cittadine dove vivono poche persone, la maggior parte delle quali sono "fazendeiros", propietari di "fazendas", le quali coprono un´area pari al 90% del Pantanal.

Piú che una palude il Pantanal é una pianura alluvionale. In termini geologici é una pianura sedimentaria di origine quaternaria, un tratto di costa che ha cominciato a prosciugarsi circa 65 milioni di anni fa. Al principio mare, poi immenso lago e ora una pianura sommersa periodicamente d´acqua.

Quando l´acqua si prosciuga, laghi e paludi si seccano, lasciando emergere una vegetazione simile a quella della savana: prati d´erba misti a intricata foresta che danno riparo a migliaia di animali con il loro ecosistema unico ed esclusivo. L´unica strada che percorre il Pantanal é la Transpantaneria, una pista color sangue che riesce ad entrare per soli 145 km semiliquidi tra Poconé e Porto Jofre... una strada che ha bisogno di addirittura 118 ponti di legno per portarti a destinazione.

Da queste parti, nonostante non ci sia il traffico che attenaglia Rio, le sporadiche persone che attraversano la Transpantaneria sono ben liete di dare un passaggio a chi sta facendo autostop, probabilmente perché, conoscendo bene la zona, non vorrebbero trovarsi al posto di chi, come me, aspetta la prima auto di passaggio sotto un sole cocente in un posto desolato come questo.
Per chi vive nel Pantanal, le giornate passano lente ed inesorabili.
Per far passare il tempo, di storie da queste parti se ne raccontano un sacco, come quella del signor Honório Rondón, fazendero del Mato Grosso do Sul, la cui fine, avvenuta nel 1976, é raccontata nei minimi particolari dal propietario della posada dove ho montato la mia tenda. Il signor Teodoro era uscito a pesca con la sua canoa, quando all´improvviso si udí un ronzio e uno sciame d´api africane lo assalí: lui, per tentar di sfuggire alle dolorose punture sanguinanti, si lasció cadere in acqua, fu sommerso e non riapparve mai piú.
Un branco di pesci piranha attirati dal sangue aveva aggredito il signor Teodoro. Quando il corpo venne recuperato dall´acqua, era rimasto solo lo scheletro.
Peró quando si parla di piranha con una donna che sta facendo il bagno nel fiume assieme ai suoi bambini, lei scrolla le spalle con aria di insufficienza e mi dice: "Da queste parti i piranha non hanno mai assalito nessuno, e nemmeno i coccodrilli o le anaconde.
Casomai, c´é piuttosto da stare attenti alle persone.

4 nov 2007

Chapada Diamantina: nel regno di Jahgannath.

Questa é una storia che inizia alcuni anni fa, quando il buon vecchio Enrico Martinis, friulano Doc, di ritorno da un viaggio-lavoro in India per un suo documentario, aveva fatto apparire in CasaMasoni una piccola statuetta di legno, all´apparenza insignificante ma che in realtá nascondeva un potere immenso.
Si trattava di Jahgannath, dio indú, dio del Cosmo e perció, sicuramente non un Dio qualsiasi... non uno di quegli dei a cui sei costretto a credere senza poterlo vedere o toccare.. nó! ... un dio in carne ed ossa, o forse é meglio dire un dio di legno in persona!
In India ne esiste uno in formato gigante che ogni giorno viene svegliato, lavato, nutrito, abbellito con offerte di fiori e cosí via, fino a rimetterlo a nanna nel suo tufon gigante!
Jahgannath é un Dio tutto colorato con un piercing al naso... dopo aver creato il Cosmo ne fu tanto estasiato e stupito che rimase in posizione di abbraccio e con gli occhi spalancati per l´eternitá.
Ognuno di noi puó avere un propio dio se vuole e Jagannath ne é la dimostrazione...
...insomma questo Dio era apparso a casaMasoni alcuni anni fa, ma nessuno ci aveva fatto caso... "se solo ti avessi compreso prima io.. Dio"
Addirittura era stao rinchiuso in una vetrina impolverita assieme a un mucchio di altre statuette profane... e cosí erano passati gli anni mentre Jahgannath si annoiava dentro il mobile.
Dopo la mia laurea ho fatto piazza pulita delle mie cose e passando di fronte la vetrina Jahgannath mi ha comunicato personalmente la necessitá di uscire da quello stato di opressione e cosí é stato, me lo sono preso avvertendo CasaMasoni della mia drastica e irremovibile decisione.
Jahgannath ha alloggiato per un 6 mesi in casa mia a Cordenons e nel momento del bisogno mi ha addirittura aiutato ad uscire da una frode fiscale in cui ero caduto navigando in internet.. ma questa é un´altra storia!
Risolta la questione con i soldi ho ringraziato il mio Dio e gli ho chiesto di chiedermi qualsiasi cosa come ricompensa... la risposta é stata immediata: "Portami in viaggio con te!"
Non c´ho pensato 2 volte e ho valutato che potesse essere un´idea geniale: quale miglior compagno di viaggio che un vero Dio che ti segue in ogni dove... e cosí Jahgannath, Lord of the Cosmo, mi ha seguito per tutto il Centro America e il Sud America fino a questi ultimi giorni.
É grazie a lui che ho sempre avuto il tempo a mio favore, che non sono stato sbranato da felini o alligatori, che ho passato indenne i branchi di squali dell´Isola del Cocco, che sono riucito a fare slalom tra i pericoli di Panama, ad attraversare il difficile passo della Colombia, a scalre il Cotopaxi e resistere ai geli delle Ande, ad attraversare tutto il Rio delle Amazzoni e a scendere fino a qui... ad ogni richiesta lui realizzava il desiderio... ma era un pó di tempo che qualcosa non andava, la fortuna non mi seguiva piú come prima... lo fiutavo da tempo... forse era un messaggio che non riuscivo a decifrare.
Fino ad ora io e Jahgannath non ci eravamo mai separati, solamente quando avevo esigenza di andare al bagno.
Poi sono arrivato a Chapada Diamantina, dove tra ritardi, disguidi e sfighe varie il "meccanismo" aveva cominciato a non funzionare piú!
Tra le fantastiche montagne della Chapada un giorno stavo visitando con una guida la poco conosciuta Cachoeira da Fumaçinha, una cascata che tra diversi salti finisce con gettarsi dentro un´oscuro canyon creando un paesggio impressionante.
Io e la guida stavamo sopra il precipizio di un canyon alto centinaia di metri, propio dietro la cascata, alla ricerca di un passaggio per scendere fino al letto del fiume per cosí poter avere la cascata di fronte.
Nell´atto di scrutare verso il basso di una fenditura della roccia che sprofondava in un buco profondo tra due pareti verticali ho visto Jahgannath uscire dal mio zaino e tuffarsi nel vuoto.
Certo!!!!
So é letteralmente tuffato fuori dallo zaino!
Mi é mancato per alcuni secondi il fiato e le uniche parole che mi sono uscite dalla bocca sono state: "bisogna andare a riprenderlo ad ogni costo!!!"
La guida mi ha guardato stupito, pensando : "questo dev´essere pazzo!"
Ho spiegato molto velocemente la storia di jahgannath e ho detto che ero disposto a tutto per riaverlo, ma lui non voleva che mi calassi tra le fenditure della montagna... ovviamente non avevo minimamente valutato il rischio.. ad ogni modo, preoccupato per la mia testardaggine la guida decide di calarsi tra le rocce, dentro lo stretto canyon, nonostante il pericolo di scivolare tra i muschi delle pareti.
Quell´anfratto di roccia era la prima volta che veniva visitato da un essere umano!
La guida si é calata per decine di metri dentro il precipizio fino a raggiungere, dopo un´ora, il punto in cui sembrava che il mio Dio fosse caduto.
Le minuziose ricerche non sono servite a nulla, jahgannath non si é visto, sembra quasi che abbia voluto nascondersi...
Io sono tornato all´ostello completamente affranto per la perdita del mio miglior compagno di viaggio.
Considerando come si sono susseguiti i fatti ho anche pensato che forse Jahgannath mi abbia portato fin lí per poter fermarsi nel luogo che aveva eletto come suo regno... effettivamente il luogo é degno di un Dio.. é praticamente inesplorato, dentro le cavitá della Terra, vicino a una delle piú belle cascate del pianeta e, allo stesso tempo, una delle meno conosciute, in perfetta sintonia con la natura....
... spero propio sia andata cosí!
Altrimenti non so cosa pensare!
Ancora oggi, dopo settimane dall´accaduto, sogno il mio piccolo Dio in posizione che abbraccia l´Universo, tra le profonde spaccature della roccia, in mezzo a flora sconosciuta e raggiunto raramente da un timido raggio di sole che lo sveglia al mattino.. e immagino il giorno in cui scalatori esperti si caleranno lá sotto e lo ritroveranno accreditando maggiormente l´ipotesi di una possibile connessione tra l´antica razza asiatica con quella americana.
Io non ti dimenticheró mai Jahgannath.
Peace & Love per l´eternitá!

A cidade meravelhosa



26/10/2007 - Rio de Janeiro - 15 mt

Mi sono da poco lasciato alle spalle la Chapada Diamantina, un luogo incredibile fatto di canyon, montagne rocciose, cascate gigantesche che si gettano in pozze profonde di color nero scuro, torrenti che scorrono dentro la profonditá della terra per uscirne limpidissimi e caverne impressionanti dove si sono formati stagni d´acqua color turchese raggiunti dai raggi di sole che penetrano attraverso le rare fenditure della roccia .... un paradiso naturale nascosto negli anfratti della terra.
Ho avuto il piacere di accampare nel giardino di Carlos, un rasta di Lençois, una deliziosa cittadina nata alle spalle di queste montagne ai tempi dei "garimpeiros", i cercatori di diamanti, di cui questa terra é ancora molto ricca.
Il nome del piccolo paesino coloniale significa "lenzuola", chiamato cosí perché i primi accampamenti dei minatori, visti dall´alto delle montagne, sembravano lenzuola stese al sole.
Qui i cammini tra me e Jahgannath, il mio piú grande compagno di viaggio, si sono separati... non so ancora se questa é una storia triste oppure no.... comunque é abbastanza lunga e se doveste essere interessati la potete trovare qui a fianco.
Dopo un viaggio di 36 ore il cambio paesaggistico é stato traumatico, mi sono risvegliato in una delle metropoli piú grandi del pianeta: Rio de Janeiro.
Sono arrivato sotto un diluvio che aveva allagato tutta la cittá, che senza un filo di luce sembrava essere molto triste.... il "bem vindo" non é stato certo dei migliori, ma quando il giorno successivo é riapparso il sole, Rio si é risvegliata nella sua bellezza piú assoluta, tanto che ora me ne sono completamente innamorato....
Rio fu scoperta da Gaspare de Lemos nel gennaio del 1502 quando, confondendone la baia per un fiume, decise di darle il nome Rio de Janeiro.
Chi l´ha definita "A cidade meravelhosa" aveva propio ragione.... non ho abbastanza girato il mondo per poterla descrivere come la cittá piú bella del mondo ma sicuramente la sua bellezza e l´atmosfera che qui si respira non possono passare inosservate.
Nonostante i lussuosissimi palazzi, hotel, ristoranti fronte mare visitati costantemente da migliaia di turisti o uomini d´affari questa é anche la cittá con le piú grandi "favelas" di tutto il Latino America.... si possono scorgere da ogni angolo della cittá, onnipresenti... lassú sulle colline ricoperte di cemento, lamiere e legno putrefatto, dove la gente vive amassata in condizioni pietose e dove l´accesso agli stranieri é praticamente proibito!
In questi ultimi giorni ho alloggiato praticamente in tutti i quartieri di Rio, spostandomi seguendo le direzioni fornitemi direttamente da Amelia da Barcellona... ho cosí potuto conoscere un pó di amici "cariocas" e vedere il backstage di Rio... grazie Amelia!
In questa stupenda cittá ho conosciuto anche Alex, un ragazzo di Minas Gerais che avevo precedentemente incontrato in internet, occupato nell´apertura di un nuovo ostello nel quartiere di Catete... tra una caipirinha e una cervecinha mi é stato proposto di fermarmi a lavorare per un breve periodo qui, anche per poter appoggiare un interessante progetto con i bambini dei quartieri poveri della periferia... adesso devo correre.... ma non escludo la possibilitá di ripassare da queste parti.

15 ott 2007

FOTO

Questo é un nuovo link con foto tutte nuove del viaggio:

http://www.flickr.com/photos/14668544@N07

Tra "El Dorado" e Amazzonia

Lo stesso anno in cui Hernán Pérez de Quesada cercava di prosciugare il lago di Guadavita in Colombia per appropiarsi dei tesori che non era riuscito a trovare suo fratello, un´altro uomo si preparava a partire alla ricerca dello stesso paradiso dorato. Si chiamava Francisco de Orellana, cugino dei fratelli Pizarro. Orellana aveva iniziato le sue avventure nel Nuovo Mondo, in terra nicaraguense, ad appena 17 anni. Cinque anni piú tardi Francisco Pizarro lo nominó governatore della provincia de Cubata, l´attuale Ecuador. Era il 1540, giusto l´anno in cui un´altro suo parente, Gonzalo Pizarro, iniziava da Quito una spedizione verso est, in cerca di cannella e del misterioso El Dorado.
Orellana si riuní con lui in questa cittá e lí si accordarono che Pizarro da Quito e Orellana da Guyaquil sarebbero partiti all´inizio dell´anno successivo.
Dopo lunghe settimane di navigazione né El Dorado né la cannella erano apparsi. Le provigioni cominciavano a scarseggiare e la marcia si faceva sempre piú lenta.
Pizarro decise quindi di dividere il gruppo. Orellana con una piccola truppa navigava in cerca di alimenti mentre Pizarro, con il grosso della compagnia, avrebbe proseguito per terra. Dopo 2 settimane, stanco e senza trovare coltivazioni indigene, Francisco de Orellana optó per far marcia indietro e rincontrarsi con suo cugino. Era una decisione troppo audace e la ciurma si oppose minacciando di insorgere.
Di fromte alla realtá delle cose il capitano ordinó di costruire altre 2 imbarcazioni e si lanció alla conquista di nuove terre. Nel frattempo il gruppo di suo cugino Gonzalo, perso nella foresta, decise di far ritorno a Quito.
Nel febbraio del 1545 i brigantini di Orellana entrarono nelle tormentate acque del rio delle Amazzoni. Continuarono a favore delle correnti e il 23 maggio incontrarono la triplice disimboccatura di Purus. Passando per il Rio Negro, el Madeiras e il Rio Grande del Amazonas, la spedizione raggiunse l´Oceano Atlantico.
Toccarono il Venezuela, Cabagua e Santo Domingo da dove ripartirono per la Spagna a comunicare ai re le loro scoperte in Sud America.
Né Gonzalo né Francisco raggiunsero l´obiettivo che si erano preposti, né cannella né l´El Dorado furono trovati ma in cambio Orellana fu colui che aprí nuovi orizzonti per i conquistatori del Nuovo Mondo. Fu la prima traversata fatta totalmente da essere umani attraverso il Rio delle Amazzoni, battezzato cosí, secondo quello che si dice, perché durante il viaggio Orellana si scontró con una tribú indigena di donne che li attaccarono con frecce.
Il mito greco si era fatto realtá in mezzo a una delle foreste piú impenetrabili del mondo!

The Atlantic Coast


14/10/2007 - Salvador de Bahia (Brazil) - 7 mt

Eccomi ancora una volta a rompere le balle!!!
In seguito allo scontro con il ciccione maledetto i miei piani sono leggermente cambiati ma non ci voleva un genio per capire che esisteva un solo ed unico piano B: tornare a Manaus per prendere l´ennesimo battello che mi avrebbe portato fino a Belém, alla foce del Rio delle Amazzoni. Un altro viaggio interminabile durato 5 giorni, osservando nell´attesa il fiume farsi sempre piú largo fino quasi a non poter piú distinguerne le sponde... poi tutto d´un tratto il corso si riduce, segnalando l´ingresso all´interno di un labirinto di canali divisi da isolotti immensi popolati da strane tribú indigene. Gli indios, nello scorgere la barca, si gettavano in una corsa sfrenata a bordo delle loro piccole piroghe a remi per riuscire a raggiungere il battello e a posizionarsi a lato dello scafo in modo da poter salire a bordo per vendere strani prodotti, frutta e pesce provenienti dalla selva.
A bordo del "Santarem" ho conosciuto Lorenzo, italiano che vive in Uruguay, e Rafael, uruguayano ma da anni trasferitosi negli States, da dove ha cominciato un lungo viaggio per arrivare pian piano fin qua e per poi rientrare nuovamente nella sua terra natale.
Con loro ho proseguito il viaggio per diverso tempo nel nord-est brasiliano.
Siamo approdati pure sull´isola di Marajó, quella bricciola di terra sommersa per buona parte della sua superfice durante la stagione delle piogge, posizionata davanti la bocca del grande fiume, che sembra tanto piccola sulla mappa ma in realtá ha un´estensione pari a quella della Svizzera.... immaginatevi quanto puó essere grande il Brasile!!! Sull´isola vivono specie uniche al mondo, incluso il bufalo di marajó, allevato dai gauchos locali. L´isola é circondata da graziose spiagge bagnate da un´acqua salmastra e ricoperte da migliaia di semi di ogni genere e dimensione provenenti dall´intera Amazzonia. Semi che saranno caduti dai rami di alcuni alberi della Colombia, dell´Ecuador, del Perú, del Brasile oppure del Venezuela o forse della Bolivia e che dopo mesi di viaggio, trascinati dalle correnti, si sono arenati su queste spiagge, pronti a dar vita a una nuova pianta.

Sull´isola io e Lorenzo siamo stati ospitati da un gruppo di studenti universitari che ci hanno offerto un´amaca e il loro giardino per montare la tenda... una gentilezza illimitata che non scorderó mai!

Belém é stata quella che io considero la prima vera tappa di questo viaggio attraverso il Brasile... una decadente cittá coloniale che si affaccia sullo sbocco del Rio, piena di mercati con ogni genere di frutto od ogni tipo di pesce.

In questa area del fiume, alla confluenza tra il Rio Guamá e il Rio Capim, si puó osservare una volta all´anno durante la luna piena prossima all´equinozio di primavera, uno strano fenomeno chiamato "Pororoca": una gigantesca onda che parte dal mare ed attraversa la lunghezza del fiume... l´anomalia dell´onda attrae migliaia di surfisti che si radunano qui in questa occasione per sfidare le forze della natura.

La successiva tappa é stata Sao Luis, la patria brasiliana del reggae e da lí verso il Parque Nacional dos Lencois Maranhenses, un luogo che esce fuori dall immaginario collettivo e la cui recente storia ha dell´incredibile. Ai piloti della Varig e degli aerei sudamericani in volo tra Belem e Fortaleza a un certo punto era apparso al suolo uno strano e imprevisto paesaggio: la verdissima costa atlantica era improvvisamente interrotta da un territorio bianco e luminoso.

Fino agli anni 80 era noto solo alle piccole comunitá indigene e ai pescatori del viallggio fluviale di Barreirinhas. La zona non aveva né nome né confini certi e neppure una strada di accesso praticabile, isolata da una natura selvaggia e inacessibile fatta di foresta, paludi e corsi d´acqua. Almeno fino a quando la strada di Barrerinhas non fu allargata e livellata quel tanto da permettere l´atterraggio di un bimotore a elica. Non fu un impresa facile toccare con mano di che materia fosse fatto quel territorio visto dal cielo e che nessuno mai aveva descritto o fotografato. Ancora oggi, dopo vent´anni, lo scenario naturale e umano é pressoché immutato.

Il parco é un sistema di dune di soffice sabbia bianca, alte fino a 40 metri, nelle cui pieghe si sono formati migliaia di minuscoli laghi cristallini di color smeraldo.

Entrare ed uscire dal parco non é cosa facile, sono necessarie diverse ore a bordo di un 4x4 per muoversi in questa impervia terra.

Da lí é stata la volta di Jericoacoara, un minuscolo villaggio di pescatori dall´atmosfera bohemién avvolto da immense dune dorate, dove battono con forza onde colossali adatte ad ogni tipo di sport su tavola... il tipico posto dove uno immagina di fermarsi un paio di giorni e poi finisce per viverci il resto della vita... non é stato facile abbandonare questo luogo incantato.

Dopo un viaggio di 2 giorni, smorzato brevemente a Fortaleza, mi sono ritrovato a Salvador de Bahia.

Inizialmente non era previsto di passare da queste parti ma ora, dopo quasi 2 settimane di permanenza, posso dire che la visita meritava la pena.

Vivo in una casa poco lontana dalla spiaggia, ospitato da Julio, un ragazzo conosciuto in internet che mi sta ospitando senza condizione alcuna.

Salvador é la cittá piú "nera" del Brasile, dove sono ancora vive le tradizioni e la cultura africana, immersa in culti, danze, canti e rituali antichissimi. Una cittá coloniale divisa tra la povertá assoluta delle favelas e l´opulenta ricchezza dei ceti medi rinchusi in altissimi palazzi di cristallo.

Mi sono fermato qui per seguire alcune brevi lezioni di portoghese con la professoressa Tania, una matrona chiaroveggente di circa 40 anni che aveva visto il mio arrivo la notte precedente al nostro incontro.... i sogni si sono susseguti durante le 2 settimane ma io non ne ho voluto sapere nulla del mio futuro.

I giorni trascorrono veloci tra visite al Pelourinho, il vecchio centro storico, bevendo latte di cocco su una delle numerose spiagge e assistendo a concerti jazz o reggae in giro per la cittá scarozzato dalla sorella "gnocca" di Julio o da una delle sue amiche.

Ormai sto facendo il conto alla rovescia e fra pochi giorni ricominceró a viaggiare!