I Kuna sono gli appartenenti alla popolazione indigena presente nella Comarca di Kuna Yala, una regione stretta tra la foresta di Panama e le isole dell'arcipelago delle San Blas. La maggior parte di questi indigeni e' organizzata in tribu' che mantengono le stesse tradizioni e lo stesso stile di vita di centinaia di anni fa.
Di fatto costituiscono una delle poche popolazioni indigene scampate alla dominazione spagnola. Ai tempi dei conquistadores i Kuna riuscirono a fuggire e a rifugiarsi nella fitta foresta del Panama meridionale, una regione poco esplorata fino ai giorni nostri. Qui, nell'isolamento totale, riuscirono ad evitare la "civilizzazione" e alcune centinaia d'anni piu' tardi fecero ritorno alle isle dove tutt'ora sopravvivono. Le San Blas costituiscono un arcipelago di 365 minuscole isole, formatesi dalla polvere di corallo proveniente dalle enormi barriere coralline che le circonda. Sulle isole gli unici alberi che crescono e che le ricoprono interamente sono le palme da cocco che da sempre, assieme al pesce del mare, sono tutto cio' di cui i Kuna vivono. Eccezione fatta per alcune isole piu' grandi, la maggior parte e' abitata da una, due o tre famiglie di indigeni. Gli uomini trascorrono le giornate andando a pesca a bordo dei loro "cayucos", canoe ricavate dalla lavorazione del legno proveniente dalle foreste del continente, mentre le donne si occupano dei pasti e della cura dei loro bambini.
Le donne usano indossare graziosi braccialetti di perline colorate alle caviglie e ai polsi. I colori e le forme geometriche di questi oggetti determinano l'appartenenza alle diverse tribu'. Quando le perline di plastica ancora non esistevano gli stessi motivi venivano dipinti con delle tinture ricavate dalla macerazione di alcuni semi della giungla. Un altro prodotto tipico delle donne Kuna sono le "molas", stoffe varipinte cucite e ricucite con immagini floreali o di animali quali pappagalli e pesci della barriera corallina. Le donne apprendono l'arte del cucito fin da piccolissime.
La donna ha un valore importante all'interno della famiglia, la quale possiede un'organizzazione matriarcale. Dare alla luce una femmina e' una fortuna per la famiglia, infatti nel momento in cui una figlia trova marito, questo si trasferisce a casa sua per il resto della sua vita, non solo prendendosi cura dei figli, ma anche dei genitori e degli anziani. Quindi risulta che maggiore e' il numero di figlie date alla luce, maggiore sara' il numero di uomini che potra' seguire, accudire e prendersi cura dell'intera famiglia.
10 lug 2007
Bienvenido a Colombia - Bienvenido a Sur America
12/07/2007 - Medellin (Colombia) - 1600 mt
Senza parole!
Pochi giorni.... forse una settimana?
... e me ne sono gia' innamorato!!!
Sara' che non vedevo l'ora di arrivarci e che l'attesa sulla barca si faceva sempre piu' esasperata, sara' che finalmente ho raggiunto il Sud America, il continente incantato, ma questa terra mi fa veramente impazzire!
Colombia, un paese che con la sua particolare geografia si affaccia sia sul Pacifico che sui Caraibi, attraversato da 3 catene montuose, incluse le Ande, disseminato di foreste inesplorate e coperto in parte dalla foresta Amazzonica.
Colombia il paese che in proporzione alla sua superficie possiede il maggior numero di specie vegetali e animali al mondo, molte delle quali rare e poche conosciute, come lo sono i suoi frutti incredibili ad esempio, dall'aspetto veramente insolito e dal gusto sublime.

Colombia un paese da sempre classificato "ostile", tristemente noto per la violenza, la guerriglia e il narcotraffico.
Colombia un paese dove tutto e' piu' facile, fare amicizia, conseguire droga, legare con una donna, visitare luoghi insoliti, assistere ad eventi originali o volare (nel vero senso della parola)... insomma basta chiedere e ti sara' dato!!!
Sono sbarcato a Cartagena assieme ad Owen (the fucking english) e Raphael (el jodido frances).
Cartagena l'"eroica", cosi' chiamata perche' e' riuscita a resistere eroicamente a decine di assalti pirati (compreso quello del 1586 sotto il comando del capitan Drake), quando era uno dei piu' importanti porti del mondo, la citta' dove giungevano tutti i tesori e tutto l'oro del Sud America per poi essere imbarcati su grandi galeoni verso la Spagna.

Vederla dal mare, quando si entra nel porto, e' ancora piu' suggestivo. Il suo centro storico e' incredibile: grandi case coloniali che affacciano i loro suggestivi balconi su stradine ciotolate.
Sono state sufficienti poche ore e gia' conoscevamo mezza citta'... dai propietari degli ostelli, ai venditori per le strade, dagli artigiani nomadi agli studenti della citta'... quante storie incredibili!!!
Ho subito notato un'atmosfera diversa, diversa dai paesi centroamericani finora visitati... quella stessa atmosfera che mi ricordava il Peru' e che volevo assolutamente rivivere...
E' difficile da spiegare ma ora mi sento veramente in America Latina, lo sento negli odori e nei suoni e perfino nei sapori... e questo mi fa assolutamente felice e mi ricarica di nuova energia!
Solo adesso le canzoni di Manu Chao cominciano a fare il loro effetto e a trasportarmi completamente nella loro atmosfera.
Umore alle stelle!!! ... sono finalmente arrivato in Sud America, con grande ritardo, ma eccomi qua.
Questo e' il continente delle grandi altitudini, delle interminabili distanze, delle giungle inesplorate e degli immensi fiumi. Un continente con grandi differenze ma allo stesso tempo con una storia comune che lo unifica.
Vorrei conoscere tutto, visitare ogni singolo angolo di questo paese anche se l'accesso alla maggior parte dei parchi naturali e' per lo piu' impraticabile.

Ora mi trovo a Medellin, la citta' dell'eterna primavera, famosa per essere la patria delle ragazze piu' belle del mondo, ma forse ancora piu' nota per essere stata la zona dove Pablo Escobar esercitava indisturbato il suo potere. Se si chiede in giro alla gente che cosa pensa di questo boss del narcotraffico, sicuramente verra' ricordato come il piu' grande eroe colombiano, tanto che ora le magliette con il suo volto stampato vanno a ruba, facendo concorrenza a quelle del Che'.
A Medellin ho inaspettatamente potuto rimettermi in sella di una vespa, il propietario dell'ostello me l'ha prestata per andare a Santa Fe, un piccolo villaggio coloniale sulle montagne della regione di Antioquia... Antioquia by Vespa!
Non e' propio come volare con la mia Vespa Teresa ma e' stato molto interessante poter guidare il due ruote Piaggio su' e giu' per le Ande che circondano Medellin.
Questa citta' e' molto strana, persino l'accento della sua gente e' un po' anomalo.. mi ricorda moltissimo l'accento gallego di Santiago de Compostela.
Ad ogni modo oggi la lascio definitivamente, sta notte mi metto in marcia per Bogota'.
Senza parole!
Pochi giorni.... forse una settimana?
... e me ne sono gia' innamorato!!!
Sara' che non vedevo l'ora di arrivarci e che l'attesa sulla barca si faceva sempre piu' esasperata, sara' che finalmente ho raggiunto il Sud America, il continente incantato, ma questa terra mi fa veramente impazzire!
Colombia, un paese che con la sua particolare geografia si affaccia sia sul Pacifico che sui Caraibi, attraversato da 3 catene montuose, incluse le Ande, disseminato di foreste inesplorate e coperto in parte dalla foresta Amazzonica.
Colombia il paese che in proporzione alla sua superficie possiede il maggior numero di specie vegetali e animali al mondo, molte delle quali rare e poche conosciute, come lo sono i suoi frutti incredibili ad esempio, dall'aspetto veramente insolito e dal gusto sublime.

Colombia un paese da sempre classificato "ostile", tristemente noto per la violenza, la guerriglia e il narcotraffico.
Colombia un paese dove tutto e' piu' facile, fare amicizia, conseguire droga, legare con una donna, visitare luoghi insoliti, assistere ad eventi originali o volare (nel vero senso della parola)... insomma basta chiedere e ti sara' dato!!!
Sono sbarcato a Cartagena assieme ad Owen (the fucking english) e Raphael (el jodido frances).
Cartagena l'"eroica", cosi' chiamata perche' e' riuscita a resistere eroicamente a decine di assalti pirati (compreso quello del 1586 sotto il comando del capitan Drake), quando era uno dei piu' importanti porti del mondo, la citta' dove giungevano tutti i tesori e tutto l'oro del Sud America per poi essere imbarcati su grandi galeoni verso la Spagna.

Vederla dal mare, quando si entra nel porto, e' ancora piu' suggestivo. Il suo centro storico e' incredibile: grandi case coloniali che affacciano i loro suggestivi balconi su stradine ciotolate.
Sono state sufficienti poche ore e gia' conoscevamo mezza citta'... dai propietari degli ostelli, ai venditori per le strade, dagli artigiani nomadi agli studenti della citta'... quante storie incredibili!!!
Ho subito notato un'atmosfera diversa, diversa dai paesi centroamericani finora visitati... quella stessa atmosfera che mi ricordava il Peru' e che volevo assolutamente rivivere...
E' difficile da spiegare ma ora mi sento veramente in America Latina, lo sento negli odori e nei suoni e perfino nei sapori... e questo mi fa assolutamente felice e mi ricarica di nuova energia!
Solo adesso le canzoni di Manu Chao cominciano a fare il loro effetto e a trasportarmi completamente nella loro atmosfera.
Umore alle stelle!!! ... sono finalmente arrivato in Sud America, con grande ritardo, ma eccomi qua.
Questo e' il continente delle grandi altitudini, delle interminabili distanze, delle giungle inesplorate e degli immensi fiumi. Un continente con grandi differenze ma allo stesso tempo con una storia comune che lo unifica.
Vorrei conoscere tutto, visitare ogni singolo angolo di questo paese anche se l'accesso alla maggior parte dei parchi naturali e' per lo piu' impraticabile.

Ora mi trovo a Medellin, la citta' dell'eterna primavera, famosa per essere la patria delle ragazze piu' belle del mondo, ma forse ancora piu' nota per essere stata la zona dove Pablo Escobar esercitava indisturbato il suo potere. Se si chiede in giro alla gente che cosa pensa di questo boss del narcotraffico, sicuramente verra' ricordato come il piu' grande eroe colombiano, tanto che ora le magliette con il suo volto stampato vanno a ruba, facendo concorrenza a quelle del Che'.
A Medellin ho inaspettatamente potuto rimettermi in sella di una vespa, il propietario dell'ostello me l'ha prestata per andare a Santa Fe, un piccolo villaggio coloniale sulle montagne della regione di Antioquia... Antioquia by Vespa!
Non e' propio come volare con la mia Vespa Teresa ma e' stato molto interessante poter guidare il due ruote Piaggio su' e giu' per le Ande che circondano Medellin.
Questa citta' e' molto strana, persino l'accento della sua gente e' un po' anomalo.. mi ricorda moltissimo l'accento gallego di Santiago de Compostela.
Ad ogni modo oggi la lascio definitivamente, sta notte mi metto in marcia per Bogota'.
"Un sogno"

20/06/2007 - Chichime' - 0 mt
Un sogno recente....
Ho sognato che mi trovavo in una barca a vela che attraversava le calde acque caraibiche. Non avevo cognizione ne' di luogo ne' di tempo. Avevo completamente perso l'orientamento e il mio unico riferimento in questa traversata erano le lontane montagne nebbiose della costa. Nel sogno non ero solo. Assieme a me c'erano altri 3 ragazzi: un francese, un inglese e un israeliano.. come in una di quelle stupide barzellette che tutti conosciamo. C'era anche il piccolo capitano della nave, che per aspetto e atteggiamento sarebbe benissimo potuto essere Paolo Rossi, ma nel mio sogno si chiamava Roberto. A un certo punto la barca e' entrata in acque piu' calme, all'interno di un "reef" protetto, e sono apparse come per magia un numero smisurato di isolotti di poche centinaia di metri quadri, completamente ed esclusivamente ricoperti di palme da cocco. Isole dalla sabbia finissima e bianchissima, quasi fosse farina. Isole minuscole, alcune delle quali occupavano non piu' di 5 mt2, ma sufficienti a farci crescere 3 palme storte. Le isole erano poco distanti l'una dall'altra ed erano tante, tante, tante.. tante quante i giorni dell'anno. Insomma le tipiche isole create dalla fantasia umana.
Ogni isola era abitata da una o due famiglie di indigeni, della popolazione dei Kuna, un'antica tribu' centro-americana sfuggita alla conquista degli spagnoli scappando all'interno della giungla del continente dove aveva trovato rifugio per centinaia di anni. Questi indigeni, mezzi sdentati vivevano unicamente di pesce e di cocco, venduto o scambiato ai marinai colombiani per sacchi di riso, zucchero, caffe' e qualche sudicio vestito.
In questo luogo il pesce era molto abbondante e ogni giorno la nostra barca veniva abbordata da piroghe di donne, vecchi e bambini Kuna che cercavano di venderci strani mostri marini per 1$.
Aragoste giganti, granchi dalle chele sproporzionate, polpi immensi e pesci di tutti i colori e di tutte le dimensioni. Nel sogno io venivo nominato "chef" della nave e preparavo lecornie a base di pesce per colazione, pranzo e cena. Aragoste al vapore, aragoste alla brace, pasta spadellata in polpa di granchio e aragosta, king fish in salsa di miele, ceviche e carpaccio... tutte ricette suggeritemi da paolo Rossi (perdon... Roberto).
Le giornate trascorrevano tranquillamente leggendo sulla barca o sonnecchiando apisolati su un'amaca all'ombra delle palme, oppure sguazzando in un mare trasparente disseminato di grandi stelle marine. Qualche volta scendavamo in una delle isole x conoscere i Kuna. Loro se ne stavano all'ombra dei loro capanni ad affumicare il pesce o a preparare il pane. Le donne trascorrevano tutto il giorno a infilare perline colorate in un filo di cotone per preparare degli strani braccialetti da infilare ai polsi o alle caviglie come adorno. I braccialetti erano di una bellezza incredibile tanto che io me ne sono innamorato a prima vista. Un giorno mi sono recato a uno di questi capanni dove le donne erano indaffarate nel loro paziente lavoro. Sono arrivato con una borsa piena di doni da scambiare con i loro braccialetti. Subito sono stato circondato da una moltitudine di bambine curiose, di differenti eta'. Ho chiesto a una delle giovani donne, tutta ricoperta di perline dalla testa ai piedi, se fosse posibile ottenere uno di quei meravigliosi oggetti variopinti che indossava. La donna si rivolge all'anziana donna del gruppo che portava una strana placca d'oro all'interno delle narici, per chiederle il suo consenso. L'anziana allora risponde: " Auali picha Kala tunapila kita ... ?*´´ÇǨ¨"""21%&$$$$···33"/ÑV_++¨J599%GE ..." ... e tutte scoppiano in una grossa risata! Hee hee hee ..Io rido con loro.
Ma che cazzo c'e' da ridere!?!
La giovane donna allora spiega."ella dijo que las "uinnis" son solo para mujeres (L'anziana ha detto che le perline vengono usate solo dalle donne)".
"Vorra' dire che le regalero' alla mia fidanzata"... le faccio io!
Ma lei spiega che servono dai 4 ai 5 giorni per produrre un braccialetto da caviglia. Allora le chiedo se puo' darmi direttamente quello che indossa l'anziana, ancora in via di completamento attorno al suo polpaccio. Tutte si guardano stupite, come se avessi osato pretendere troppo. Ma l'anziana accetta... aggiungendo pero' che quello che indossa lei vale di piu'. Io le mostro allora i miei doni.
Le dico che per quel pezzo le posso offrire 2 delle mie magliette e una mia camicia.
"Akuna simi tura...6%$$$$$322´`+Ç`¿¿'=87$2!".. La giovane donna traduce le parole dell'anziana:"Ella quiere algo mas! (Lei vuole qualcosa in piu'!)"
Va bene... allora le tiro fuori una piccola macchina fotografica di poco valore. Spiego loro come si usa e noto il loro entusiasmo nel ricevere l'inaspettato dono.
Ma l'anziana, dallo aguardo serio, saggio e imperturbabile non fa una piega e rivolge lo sguardo verso la mia borsa.
Ho capito!
Tiro fuori allora l'ultimo pezzo della mia collezzione, quello piu' raro e prezioso: un fornelletto a gas ipertecnologico, quello che stava per essere scambiato a sua volta, ai tempi del Peru', per un passaggio in barca con un pescatore dell'isola di Amantani' sul lago Titikaca, lo stesso che poi Fabio, il mio compagno di viaggio, mi aveva generosamente regalato in seguito.
Questo pezzo ha fatto decisamente impazzire le donne Kuna che si sono messe subito a provarlo, a toccarlo e a passarselo di mano in mano.
Mi rivolgo allora all'anziana signora:"Allora e' fatta! ... Il fornelletto per il braccialetto!?!"
Lei scuote la testa disapprovando e con un'ampia rotazione del braccio mi fa capire che vuole tutta la mia mercanzia.
"Va bon, dai!"
- Mi spiace Fabio per il fornelletto ma del resto era solo un sogno!!!!!! -
Si slaccia allora tutto l'ambaradan e comincia a riallacciarlo sulla mia caviglia mentre le giovani donne terminano l'opera con le perline per riadattarlo al mio polpaccio.
Al termine mi alzo con il piede informicato, ringrazio tutte per la loro generosita' e disponibilita' e me ne vado contento con il mio prezioso braccialetto mentre le donne in lontananza sghignazzano nel vedere un uomo allontanarsi con addosso i gioielli dell'anziana madre del villaggio la quale, con qualche pedata diretta alle giovani, cerca di ristabilire l'ordine all'interno della piccola tribu'.
...
Nel sogno il capitano ci portava certe volte sotto la superficie del mare per osservare l'incredibile barriera corallina di questi "reef": un labirinto di coralli dove si nascondevano migliaia di strani pesci. Un groviglio di pareti che conducevano sempre a un banco di sabbia che dava vita a un nuovo minuscolo isolotto da cui era possibile osservare il labirinto dall'alto e in piena luce.
Le giornate trascorrevano mentre Roberto mi raccontava del suo passato in italia, della sua vita in Messico e Guatemala e dei suoi ricordi dell'Argentina, seduti sul ponte della barca "sotto un grande cielo" stellato, tra un "trago di Ron" e una "calada de Mota"... che sogno!!!
Non ricordo esattamente quanto tempo fosse trascorso nel sogno... forse una settimana o due, forse tre. ricordo solo che eravamo intrappolati in quelle isole da molto tempo in quanto fuori, in mare aperto, imperversavano tempeste che non ci permettevano di uscire, un mare in burrasca che il capitano non si sentiva di affrontare.
Ricordo solo che quando il sogno e' terminato io mi sono risvegliato, ho aperto gli occhi e mi sono ritrovato in Colombia.
Foto
15 giu 2007
Verso sud

14/06/2007 - Isla de Bastimento (Bocas del Toro) - Panama - 8 mt
Sono da pochissimo entrato a Panama, l'ultimo stato dell'America Centrale, il punto piu' stretto di tutto il continente americano.
Dal Pacifico del Costa Rica sono balzato nuovamente ai Caraibi, questa volta su un arcipelago di isolotti che nel complesso formano Bocas del Toro. Mi trovo esattamente a Bastimento, una delle isole piu' tranquille, piu' distanti e piu' autentiche di tutto il suo arcipelago.
Il paesino di pescatori occupa un centinaio di case costruite su palafitte lungo un'unica stradina che l'attraversa interamente; dove termina inizia il sentiero che ti porta dall'altro lato dell'isola attraversando basse colline ricoperte da palme e banani da cui spunta ogni tanto un capanno, individuabile specialmente dal reggae pompato da enormi casse. Prendendo il sentiero e' possibile raggiungere Wizard Beach o Red Frog Beach, due bellissime spiagge incontaminate e poco frequentate.
Qui ho incontrato un sacco di viaggiatori, intendo veri viaggiatori. C'e' Diego, un argentino che ha deciso di lasciare la sua professione di avvocato per dare un giro dell'America Latina; lui mi ha dato buoni consigli per i prossimi mesi. A Bocas del Drago ho poi conosciuto Alejandra, un'altra argentina, una "parchera" che manca da casa da alcuni anni e si e' messa a lavorare con l'artigianato di strada.
Con lei ho scambiato un po' del mio henne' marocchino per alcuni suoi braccialetti.
Poi c'e' Rene'... che tipo! E' apparentemente un tedesco, anche se non lo sembra.. un tipo molto semplice, tranquillo, socievole e molto gentile. Due anni e mezzo fa esce di casa con lo zaino in spalle, saluta sua madre dicendo che va a farsi un giro e da quel momento non e' piu' tornato.
Comincia a scendere l'Europa in autostop, ma nei primi momenti non e' cosi' facile. Attraversando il continente visita nel frattempo i suoi amici.
Giunge in Spagna e da li' attraversa lo stretto di Gibilterra e giunge in Marocco. In Marocco incontra un californiano con simili idee e assieme arrivano alla Mauritania e in seguito in Senegal scroccando passaggi. In Senegal Rene' si imbarca su una barca privata che fa un giro per l'Atlantico toccando Capo Verde, Martinica e cosi' via fino a giungere all'isola S.ta Margarita in Venezuela. Li' si ferma a lavorare per un po'. Trova un'altra barca che lo porta a Panama. Vuole raggiungere il Messico ma trova una barca che lo porta in Colombia, a lui va bene comunque. La Colombia gli piace tanto e si perde un po' per le sue citta', poi torna a Cartagena e si rimbarca per Panama... e' finalmente deciso ad andare in Messico, sale un po' per il Centro America ma in Costa Rica trova un capitano che gli promette di portarlo nello Yucatan ma finisce poi per fare una deviazione a Cuba, e li' si perde per altri due mesi. Finalmente giunge in Messico, dove si incontra con un suo amico appena tornato dal Giappone durante una celebre festa popolare. Dopo il Messico torna a scendere a Panama ed ora e' in attesa di trovare una barca per l'Australia dove si fermera' a lavorare un anno. Teoricamente l'ha gia' trovata, si trova qui di fronte a noi, ma il suo propietario, un sudafricano non atterrera' a Panama prima di domenica... tanto il tempo a lui non manca.

Anch'io ho cercato tra gli annunci di queste barche a vela che si spostano da un mare all'altro e sembra che nella bacheca abbia trovato qualcosa di interessante: si tratta della barca di Roberto, un fiorentino che ora si muove in queste calde acque caraibiche. Sabato la sua barca salpa dal porto di Colon, alla bocca del Canale di Panama, dal lato dell'Atlantico. Pagandogli il passaggio raggiungero' fra un 6-7 giorni Cartagena, in Colombia, visitando prima le incredibili isole di San Blas, abitate dalla comunita' indigena dei Kuna. Perfetto propio quello che cercavo!
In questo modo evito di attravesare via terra o via aerea il confine.
Panama e Colombia sono infatti divise dalla fitta foresta del Darien, una zona quasi inesplorata e visitata soprattutto dai guerriglieri della FARC. Attreversarla e' impensabile. La Transamericana finisce infatti a Yaviza, a pochi chilometri dalla selva, per ricomparire poi in Colombia come la ben nota Panamericana. Negli ultimi decenni i due paesi confinanti hanno tentato di unire queste due grandi vie ma ogni tentativo e' stato vano... dopo pochi mesi di lavori la vegetazione si e' rimangiata in brevissimo tempo tutta la strada. Il governo di Panama successivamente ha deciso di abbandonare ogni progetto, sopratutto per evitare di facilitare la vita ai narcotrafficanti e per impedire l'afflusso dei ben noti problemi colombiani.

Ma Panama e' nota per un'altra importante via di comunicazione: il suo canale, da cui passano centinaia di migliaia di tonnellate di conteiners destinati a raggiungere tutto il mondo.
Il canale attraversa il continente lungo 80 km. Circa 14.000 navi attraversano questo corso d'acqua ogni anno.
La sua storia e' interessante e molto intricata.
La prima idea di un possibile canale da realizzarsi da queste parti e' nata al re di Spagna Carlo V nel 1524, quando il sovrano ha ordinato uno studio geologico di queste terre. Ma a quei tempi sarebbe stato irrealizzabile.
Nel 1878 il governo colombiano, a cui Panama apparteneva, concorda un contratto con Lucien NB Wyse. Questo vende la concessione al diplomatico francese Ferdinand de Lesseps, lo stesso contraente per la costruzione del canale di Suez. I lavori cominciano nel 1881 ma ben presto ci si rende conto che esistono problemi inaspettati. La febbre gialla e la malaria uccisero infatti piu' di 22.000 lavoratori. Il lavoro insostenibile e i debiti che la compagnia comincia a soffrire la mandano in banca rotta. Uno degli ingegneri di Lesseps forma una nuova compagnia per portare a termine i lavori ma anche gli USA sono interessati alla costruzione di un canale in Centro America, possibilmente in Nicaragua. Il francese, incapace di portare a termine i lavori decide di vendere la concessione agli USA. Nel 1903 l'americano Bunau Varilla chiede il permesso al governo colombiano che pero' lo rifiuta.
Nel frattempo Panama rivendica la sua indipendenza dal governo colombiano e gli USA la appoggiano chiedendo in cambio la concessione per il canale. Il 3 novembre del 1903 Panama dichiare la sua indipendenza, immediatamente la Colombia invia le sue truppe ma intervengono grandi navi da guerra americane che fanno cagare sotto i colombiani i quali ripiegano verso casa.
Il 18 novembre, prima che la delegazione panamense giunga a Washington, Bunau Varilla firma un contratto con il segretario di stato americano che concede agli USA la supremazia sul controllo del canale e il diritto di intervenire sugli affari politici di Panama, nonche' di utilizzare una grande potenza militare nelle acque limitrofe. Il contratto viene ratificato nonostante le proteste di Panama. Nel 1904 ricominciano i lavori sullo stretto e i 75.000 lavoratori impiegati alla realizzazione del canale ci impiegano 10 anni a terminare il grande progetto.
La prima imbarcazione che attraverso' il canale lo fece nel agosto del 1914.
Gli States sono intervenuti pio' volte negli affari politici di Panama. Il contrtatto poi e' stato sostituito con un secondo che ha ridotto il controllo americano su questo prospero progetto di grande architettura. Il canale e' rimasto tema di disputa per molti anni tra Panama e Stati Uniti ma ancora oggi, nonostate gli USA abbiano liberato le basi militari in Panama, il passaggio di migliaia di imbarcazioni di tutto il mondo e' sotto l'influenza del controllo americano.
Le navi pagano il passaggio attraverso lo stretto in base alla loro stazza.
La somma piu' alta che e' stata pagata fu di 200.000 $ nel 2001 dalla francese Infinity con un peso di 90.000 tonnellate, la somma piu' bassa fu pagata da Richard Halliburton che nel 1928 pago' 0,36 $ attraversando il canale a nuoto.
14 giu 2007
Arrivano le piogge!

10/06/2007 - Puerto Jimenez (Costa Rica) - 12 mt
Forte o lieve, improvvisa e con grandi acquazzoni o leggera ma costante, a raffiche battenti o sotto forma di nebbiolina... ad ogni modo e' giunta la stagione delle piogge!
Tutto ora e' piu' difficile, i torrenti si trasformano in fiumi in piena, le strade vengono invase dalle acque e i mezzi sprofondano nei fanghi e nei pantani ritardando l'arrivo a qualsiasi meta...
tardando nel scendere prima o poi dovevo pur beccarmela!
Ma andiamo con ordine.
Ero rimasto all'isola del Cocco, a quell'incanto di isola sperduta nel Pacifico.
Lo so.. era un po' che non scrivevo... ma il fatto e' che sono stato "nominato", e cosi' mi hanno abbandonato nella sperduta baia di Chatam, dall'altra parte dell'isola, in una casetta di legno a pochi metri dalla spiaggia.
Mi hanno relegato laggiu' aspettando che qualcuno prendesse il mio posto, e nel frattempo mi e' cresciuta la barba trasformandomi un po' in CastAway.
Alla baia mi e' stato assegnato un compagno, il guardiaparchi Howlet, il quale mi ha subito spiegato che a Chatam vige una regola severa: "En Chatam el dia se hizo para descansar y la noche para dormir!" (... il giorno e' stato fatto per riposare e la notte per dormire).
In pratica una vacanza nella vacanza. Ti alzi a che ora vuoi, ti fai da mangiare, dai una spazzata alle foglie cadute la notte precedente e gia' hai esaurito le mansioni diarie.
Qualche volta, sdraiato sull'amaca appesa a dua palme, alzi il binocolo per dare un'occhiata alla costa, giusto per vedere se qualche barca e' arrivato nelle 2 ultime ore.
Certe volte scende alla spiaggia il propietario di un catamarano per sgranchirsi un po' le gambe e per scambiare 4 chiacchere. Ti racconta delle sue attraversate in barca a vela attorno al globo, della sua prossima meta: le isole Galapagos e poi da li' verso gli arcipelaghi asiatici... una cervecita in compagnia e poi ritorna alla sua casa galleggiante.
Nel mentre Howlet trascorre il tempo spaparanzato sulla sedia a cantare a scuarciagola e a chiedermi (4 ore prima) cosa c'e' di buono per cena.
Sembra il paradiso vero?
Dopo i primi giorni mi sono rotto un po' i coglioni!
Scaduta la mia prova in Chatam era gia' tempo di ritornare verso il continente, questa volta scroccando il passaggio allo yacht OKEANOS.
Ho cosi' salutato tutti, augurandomi un giorno di rivederli, magari sempre li' nell'isola, e sono ripartito in marcia.
Orora mi trovo nella Peninsula de Osa, quel pezzo di terra verdeggiante che si trova a sud del Costa Rica, di ritorno da una vera avventura.
Qui si trova il famoso Parque Nacional del Corcovado... CORCOVADO ... solo a nominarlo si illuminano gli occhi a tutti gli amanti della natura. Certamente la piu' bella riserva tropicale del Centro America e uno dei piu' famosi parchi naturali al mondo per la sua grande concentrazione di flora e fauna.
Devo essere sincero, da queste parti ci sarei passato sicuramente, ma devo ringraziare David per i suoi preziosi consigli.
Grazie ai suoi racconti questo luogo suggestivo mi ha sempre creato grandi aspettative, fino a farmi sognare nelle notti pordenonesi di trovarmi gia' con la mia piccola tenda in mezzo alla foresta dei tropici... e dopo tanto tempo cosi' finalmente e' stato!
Ma devo dire che l'avventura ha superato le aspettative.
Come gia' preannunciato e' arrivata la stagione delle piogge e attraversare una foresta cosi' grande non e' semplice.
Sono arrivato a Puerto Jimenez con la testa bassa... dopo una giornata intera nel bus attraversando una vallata di palme e di banani si e' messo nuovamente a piovere, o meglio, a diluviare.
Il bus mi ha lasciato a una "gasolinera" e da li' o chiesto un passaggio a un furgone assieme ad altri locali. Ci siamo fermati a prendere un caffe' a un capanno per la strada e poi abbiamo atteso un nuovo bus che ci ha portato a destinazione.
A puerto Jimenez sento dire che non e' possibile attraversare il parco perche' il fiume e' troppo alto... mentre il mio umore e' sempre piu' basso.
Ad ogni modo cerco una "cabina" dove passare la notte e il giorno seguente mi muovo per raggiungere La Leona, la prima stazione ranger del parco.
Il parco e' qualcosa di incredibile: una foresta che dalle montagne scende gradualmente verso il mare, racchiudendo un mondo di ecosistemi e di habitat per le piu' svariate specie animali e vegetali.
Per attraversare tutto il parco sarebbe necessaria una settimana.
Solo per percorrere le sue infinite spiagge occorrono giornate intere... poi le cose si complicano un po' per addentrarsi nella giungla, scalare le montagne e attraversare i torrenti.
La Sirena, la seconda stazione ranger si trova nella foresta, poco distante dalla spiaggia, lungo una pista d'atterraggio per bimotori che servono a trasportare i rifornimenti per i guardiaparchi.
Finalmente arrivano buone notizie: 10 giorni fa ha piovuto molto, tanto che il fiume in piena quasi si portava via un uomo a cavallo e cosi' avevano impedito il cammino fino a Los Patos, al limite del parco... ma questa settimana le piogge sono state meno intense sulla montagna e cosi' si puo' ritornare a passare. Spetta a me la decisione di proseguire o tornare indietro.
Mi compare un sorrisone sulla bocca e il temporale notturno non mi molesta piu', anzi... non sapete quanto sia bello dormire dentro una tenda mentre la' fuori cadono enormi gocce che rimbalzano sulle foglie di questi giganti vegetali centenari.
Ogni tanto in lontananza si sente pure qualche vecchio albero cadere con un lento tonfo che fracassa tutto quello che gli sta attorno.
Il giorno dopo avanti in marcia, ma non vi dico la fatica... stremato sotto la pioggia incessante, inseguito da nuvole di zanzare, costretto ad arrampicarmi su' per pareti di fango scivoloso, in mezzo a pantano e melma e cercando il punto adatto per attraversare i fiumi... in piu' di un momento credevo di non farcela, immobile sotto la pioggia scrosciante completamente fradicio di sudore chiedendomi ...PCHE'? PCHE'?
Ma alla fine, quando quasi stavo per mollare, compare un radura e come per magia mi trovo a Los Patos.
La pioggia non molla e in quei pochi attimi che cessa si odono le scimmie urlatrici che emmettono quel terrificante grido che assomiglia piu' al ruggito di un giaguaro che al richiamo di un primate.
Almeno per la notte sono al sicuro, ma il giorno seguente mi aspetta la prova piu' difficile: un percorso che per uscire dal parco attraversa 25 volte il fiume. Nel caso le piogge delle notti precedenti l'avessero alimentato troppo avrei dovuto fare una inversione a U e ripercorrere nuovamente tutta la foresta e la spiaggia per uscire da la'.
Fortunanatamente il punto piu' alto dell'acqua mi arrivava all'ombelico e cosi' sono riuscito a lasciarmi alle spalle la giungla e far ritorno al villaggio dove ho divorato la cena come un animale... che pessima figura!
Tutto bene quel che finisce bene ne'!
Il Corcovado ha pienamente ripagato le mie aspettative... magari continuero' a sognarmelo nelle notti latino-americane.
Intanto la pioggia continua a cadere.
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