10 feb 2007

San Cristobal de Las Casas


09/02/2007 - San Cristobal de Las Casas (Chiapas) - 1700 mt



San Cristobal e' come me l'aspettavo: un piccolo gioiellino incastonato tra verdi montagne.
Le strade acciotolate e tutte adorne di ghirlande salgono su per salite che conducono ad antiche chiese variopinte.
Il nome deriva da quello di frate Bartolome' de Las Casas, uno dei primi frati entrati nella Selva Lacandona del Chiapas e soprattutto colui si e' battuto strenuamente x i diritti delle popolazioni indigene di questa terra.
S. Cristobal e' anche nota per la popolare occupazione dell' esercito Zapatista (EZLN) nel gennaio del 1994 a seguito del Sub Comandante Marcos e di migliaia di campesinos, indios e "senza terra" incapucciati con un passamontagna nero.
Da allora ne sono successe tante di cose e la citta' e' cambiata nel corso di pochi anni acquistando anche un nuovo fascino "alternativo".
Giocolieri di strada, freakettoni e artigiani hippies di tutto il mondo vengono qui ,di passaggio o per stabilirsi, per racimolare qualche Peso e nel frattempo godersi la bella atmosfera.
Le "posadas", "hostales" o alberghi economici occupano tutte le strade del centro e la citta' e' ormai diventata tappa obbligatoria per visitare il Chiapas, lo Yucatan, l'intero Messico o il Guatemala x poi scendere piu' a sud verso i paradisi piu' caldi del Centro America.
Il mercato e' incredibile: banconi che esibiscono montagne di arancie, frutta e peperoncini di ogni forma e colore. Entrarci e' uno schock: ogni bancarella pone due casse potentissime a tutto volume a suon di mariachi, salsa, merenghe, reggaetton che si mescolano , confondono e sovrappongono a ogni passo.. creando quasi un nuovo ritmo nato dalla "mezcla" di questi musiche latine.

Ai tempi S. Cristobal era soprannominata anche "Villaviciosa" per l'enorme oppressione e sfruttamento che i coloni esercitavano su questa cittadina e la sua gente.
Il Chiapas, infatti, e' da sempre stato un luogo richissimo di risorse... e chissa' come mai... piu' un paese e ricco di materie prime e risorse di vario genere, piu' la sua gente muore di fame!!!!!!!!!
S. Cristobal e' rinomata per le sue vicine miniere di ambra che vengono scavate da migliaia di anni in cerca di questa preziosa resina cristalizzata durante il trascorrere dei secoli.
All'interno delle pietre spesso e volentieri sono intrappolati insetti di vario tipo.. "volentieri" perche' se c'e' l'insetto la pietra e' piu' ricercata e il prezzo aumenta... poi dipende anche dal tipo di insetto, se il "bicho" racchiuso nella resina si e' ormai istinto da tempo allora il prezzo sale alle stelle.
La vera particolarita' dell'ambra di S. Cristobal e' che qui ne esiste una qualita' unica al mondo, rarissima e preziosissima: "el ambar rojo" (l'ambra rossa)... unica nel suo genere, nel suo colore e nelle sue venature, non si puo' trovare in altre parti del mondo!
Cosi' ho deciso di interessarmi un po' a questa resina che mi ha ormai incantato e attratto tanto da farmi venire la "febbre dell'ambra"!
Girando un po' x i negozzi e le gioiellerie ho scoperto come riconoscere i falsi, il peso, il profumo, distinguerne il valore e via dicendo... chissa', forse diventero' un "trafficante" di Ambra.
Nella visita alla citta' sono andato su e giu' per i vicoli a salutare vecchi amici di Peolo e Annalisa e ho approfittato di comprare tutte le cose necessarie x il futuro ingresso nella giungla: zanzariera, pomate naturali, unguenti degli indios, erbe contro lo "squaraus" e simili, candele, corde, ecc...
Sono anche riuscito a scambiare qualche libro con qualche testo di archeologia, almeno non aumento il peso gia' eccessivo degli zaini!
Sta notte parto prendendo un "colectivo" x salire più a nord...

9 feb 2007

The Pacific Coast










07/02/2007 - Mazunte - 0 mt


Mi trovo a Mazunte, a pochi km dall'ormai affollato Puerto Escondido, sulla
costa del Pacifico.

Questo e' un vero paradiso terrestre!

Quasi, quasi mi fermavo qui a viverci!

Mazunte e' un villaggio di pescatori che si trova su una piccola baia
protetta dalle gigantesche onde che si infrangono, per il piacere dei
surfisti, sul resto delle spiagge qui attorno.
Tra tutti i paradisi terrestri della costa pacifica del Messico Mazunte e'
la migliore spiaggia in assoluto!
Mazunte prende il nome da un grosso granchio blu dalle chele asimetriche che
un tempo viveva qua, ma che ora, a causa della sua succulenta carne, si e'
ormai estinto.
Il villaggio e' un distesa di palme che circondano la spiaggia punteggiata
da alcune "cabañans" che fanno da ristorantini, bar o improvvisati alberghi
che propongono un'amaca o un letto con zanzariera proprio di fronte al mare.
Qui fa caldo e si sta da dio.. perfino l'acqua ha la temperatura perfetta
per il bagno e le alte onde non danno fastidio, anzi sono molto piacevoli.
Dormendo di fronte al mare e' impossibile non svegliarsi con l'alba, che qui
e' qualcosa di incredibile.
Qui mi sono dato appuntamento con Alejandra e con Manuela ed Elisa, le 2 italiane che avevo incontrato a Real.
Assieme a loro ho visitato anche le altre spiagge qui a lato: S.
Agostinillo, Zipolite, Puerto Angel, ecc.. altrattanto belle ma difficili x
farci il bagno.
Abbiamo alloggiato nella "Posada del Arquitecto", sopra un piccolo
promontorio che sovrasta la spiagga da cui si gode di una vista magnifica
direttamente dalle amache affacciate sulla baia.
Qui vicino c'e' Punta Cometa, un lembo di roccia dal quale si puo' ammirare
contemporaneamente il calar del sole e il sorgere della luna. Punta Cometa
termina in una pozza alimentata dall'acqua del mare piena di pesci colorati
dove e' possibile fare il bagno lontani da ogni forma di turismo...
incredibile!
E cosi'.. tra decine di bagni, colazioni a base di insalate di frutta
tropicale, cene di pesce fresco e bellissimi tramonti sono volati 4 giorni
incredibili dove regnava la pace assoluta.
Oggi mi sono caricato a fatica su un pick-up tendato che mi ha allontanato
dagli amici al calar del sole.
Ho salutato cosi' definitivamente Alejandra, Manu ed Elisa e mi sono diretto, attraverso
una strada polverosa circondata da grande palme in direzione di San
Cristobal de las Casas, nello stato del Chiapas, lo stato piu' meridionale
del Messico.
Dovendo inoltrarmi nella "Selva Lacandona" in mezzo ai villaggetti del
Chiapas sara' un po' piu' difficile trovare un qualche collegamento con il
mondo esterno.. credo dovro' quindi sospendere temporaneamente le
comunicazioni.

Un abbraccio a tutti.

.. andando su' e giu' per il Messico



31/01/2007 - Oaxaca - 1550 mt

Buon giorno a tutti, mi sento in ottima forma!
Nelle ultime settimane ne sono successe un sacco di cose e una sola mail nonsara' mai sufficiente a raccontarle tutte... ma andiamo con ordine -cerchero' di essere il piu' breve possibile -Dopo un breve ritorno alla capitale dal deserto messicano ho salutatodefinitivamente Citta' del Messico con la "despedida" dal Dott. Maccioni edi altri amici.
Dal centro del paese mi sono mosso verso est, allo stato di Veracruz,visitando le remote rovine del Tajin e una spiaggetta nascosta del Golfo delMessico, Villa Rica.. un villaggio di pescatori di fronte al mare e con allespalle alcuni monti sui cui sono presenti rovine minori della civilta'veracruzana.Il tempo non era il massimo, cosi' tornato sulla strada principale hocaricato i bagali sul primo bus che passava di la' diretto a Jalapa, unacitta' in mezzo ai colli al centro di questo stato e casualmente la mia metaprescelta. Se sulla calda costa del Golfo il tempo non era dei migliori aJalapa era pessimo e gia' aveva cominciato a piovigginare e a scurirsi..cosi' mi sono fiondado nel "Museo de Historia y Antropologia", uno deimigliori delle Americhe.Qui sono racchiusi immensi tesori di giada provenienti dalle rovine si "LaVenta", "S. Lorenzo", "El Tajin", ecc.. Fiore all'occhiello di questo museosono le 7 delle 9 giganti teste olmeche ritrovate negli scavi effettuati in un'area che comprende lo stato del Messico (Veracruz, Chiapas, Tabasco eYucatan), Guatemala e Honduras. Dopo Jalapa la meta successiva e' stata Oaxaca dove gia' dal primo mattino splendeva un sole incredibile... il che e' bastato a convincermi a fermarmi alcuni giorni.Oaxaca e' molto graziosa, una stupenda citta' coloniale immersa tra piazze all'ombra di alberi giganti, caffe' sotto ai portici, negozi e librerie molto interessanti, mercati affollati di vecchie signore che cercano divenderti Mezcal prodotto localmente e "Chapulines" (cavallette cotte e condite con sale e succo di lime) e gruppi che suonano "marimbas" a ogni angolo.
Oaxaca si trova al centro di una valle dove sono distribuiti diversivillaggi che propongono mercati di artigianato e al centro della quale sitrova un'enorme collina su cui dominano le rovine di Monte Alban, dellacivilta' Tepozteca. Al termine della "Valle Central" si trova Hierve elAgua, un luogo incredibile.... sara' difficile riuscire a descriverlo:beh... immaginatevi una sorgente di acqua sulfurea che sbocca a lato di unprecipizio in cima alla parete di una montagna. Nel corso dei secoli questafonte a sgorgato un fiume di acqua ricca di minerali che cadendo in diversipunti dalla parete si e' cristalizzata formando una cascata minerale solida,una specie di colata bianca in caduta libera verso i cactus del deserto sottostante.
La sorgente ha poi formato alcune pozze d'acqua di strani colori cheterminano proprio al limite del burrone.L'effetto e' quello di una sconvolgente piscina naturale che si affaccia suun paesaggio desertico con le montagne giusto di fronte alla pozza...sguazzandoci dentro sembra di essere in una jacuzzi progettata da unarchitetto scapestarto che vuole far colpo sui suoi invitati, ma il tutto e'stato invece minuzziosamente pensato da Madre Natura (la "Pacha Mama").Ora aggiungete un bagno di fronte a tale spettacolo in compagnia di 2 belle ragazze con cui avete fatto da poco amicizia e si rischia di credere di essere finiti davvero in Paradiso... magnifico!
A Oaxaca ho incontrato all'ostello una coppia italo-spagnola in viaggio verso il Centro America. Sembra che da questo ostello siano passati molti viaggiatori solitari che hanno percorso migliaia di km.
Ce n'e' uno che a percorso le Americhe in bicicletta, si e' beccato la malaria ed e' rimasto in attesa del medicinale provenienti dagli USA x 15giorni in preda ai sudori... dopo essersi ripreso e' ripartito a pedaleverso nord!
Un'altro e' partito con super apparati tecnologici e alla fineha lasciato tutti i suoi computer e marchingegni chiusi in una di questestanze anticipando che in un anno sarebbe tornato a riprenderseli.... la suaattrezzatura lo sta tutt'ora aspettando impolverata al piano di sopra.

Bene.. la prossima destinazione e' la costa del Pacifico.

El Pueblo Fantasma


29/01/2007 - Real de Catorce - 2.800 mt

Real de Catorce e' un luogo veramente suggestivo e credo meriti di essere descritto con le stesse parole che mi hanno spinto a salire fin qui su' al nord, nel deserto del Messico, quelle che appartengono a Pino Cacucci nel "La polvere del Messico":
"La vegetazione e' una distesa brulla di cespugli spinosi punteggiata da lunghi tronchi contorti con dei ciuffi aguzzi sulla sommita', alberi che qui chiamano "palma del deserto". Piu' in alto cominciano i tornanti, e l'altopiano si allontana sul fondo degli strapiombi. Finalmente, dietro l'ultima curva, si spalanca davanti il budello nero dell'Ogario, il tunnel di 2 km e mezzo che immette nella citta' fantasma. Un tipo si avvicina... fa segno di avanzare verso l'imboccatura della galleria. Fino a una certa ora lui sta qui ad avvertire i rari viaggiatori se dall'altra parte qualcuno si e' avventurato in senso contrario. Una specie di telefono lo tiene in contatto col collega oltre la montagna. Quando se ne va a casa, infilarsi nell'Ogarrio comporta il rischio di fronteggiare un altro malcapitato per decidere a chi tocchi la retromarcia. All'inizio, la galleria ha una forma regolare come quella di una linea ferroviaria, ma piu' avanti si restringe e diventa una caverna, con le pareti scolpite a picconate. Quando ci si riaffaccia alla luce , e' come se si fosse spenta la macchina del tempo: resta solo il vento tra i veicoli , le pietre, attraverso le finestre e le porte senza battenti, che si insinua nelle rovine e consuma ogni giorno un centimetro di citta' disabitata. Real de Catorce e' morta dopo 50 anni di ricchezza, che l'avevano resa leggenda quando era ancora uno dei centri minari piu' conosciuti del paese. Qui gli Spagnoli hanno estratto quantita' di argento da rallentare il viaggio di innumerevoli bastimenti. Chiusa in una fortezza naturale di montagne grigie, sopravvive silenziosa nelle poche anime che si stringono nella parte piu' vicina all'uscita del tunnel" ... "Oggi restano aperte 2 sole miniere, anche se molti continuano a giurare sulla presenza di vene mai scoperte" ... "Nessuno sa dire quando e perche' Real de Catorce fu abbandonata dalla civilta'. Persino il nome rimane un mistero su cui le leggende hanno tessuto innumerevoli ipotesi. Real dei "Quattordici" perche'14 erano i soldati del re che giunsero qui x primi, ma anche perche' 14 sarebbero i soldati uccisi da altrettante frecce degli indios... ma 14 erano pure i tesori che le truppe di Pancho Villa avrebbero nascosto nelle cavita' qua attorno. Infine 14 giorni dura il "viaggio" col peyote degli indios Huicholes"... "gli Huicholes attendono la fine della stagione delle piogge che conclude il ciclo vitale del mais, e all'inizio della "temporada seca" convergono dagli stati di Jalisco, Nayarit e Zacatecas verso il cuore della Sierra Madre nordoccidentale, in un pelligrinaggio a piedi che puo' significare anche 2 mesi di marcia. Raggiunta la montagna sacra, i Huicholes si mettono alla ricerca del peyote che cresce soltanto ai piedi della pianta "gobernadora", detta cosi' prorio per la protezione che le sue radici offrono ai minuscoli cactus carnosi" ... "Il rito del peyote e'ancora una realta', e gli Huicholes sono tra i pochi del continente americano a conservare intatte le tradizioni antecedenti alla Conquista. Persino la parte di loro che si e' convertita al cattolicesimo venera un santo patrono che si chiama Santo Ñino del Peyote, il cui spirito benigno aleggia sulle montagne che circondano Real de Catorce"....
Io ci sono arrivato di notte con un intrepido taxi che si e' offerto di portarmi fin qua su' per farmi risparmiare tempo. Grazie a questa "mossa" l'indomani ho stretto nuove amicizie con le quali ho trascorso buona parte della mia permanenza al villaggio. Parlo di Manuela ed Elisa, due simpaticissime ragazze italiane con le quali ho stretto amicizia fin dal primo sguardo. Real de Catorce ricorda veramente i tempi del FAR WEST, impossibile resistergli!!! Il deserto che lo circonda e' altrattanto interessante... un luogo in cui non esiste il benche' minimo rumore... il silenzio assoluto!!!!
Dopo qualche giorno ho saluto i nuovi amici x tornare al DF a recuperare le mie cose, ma spero di rincontrarli presto, probabilmente molto presto: ci siamo dati un ipotetico appuntamento nei dintorni di Puerto Escondido...vediamo dove mi porta il vento!


> MUSICA

Affinche'l'atmosfera messicana possa esplodere durante la consultazione del blog puoi accedere direttamente a questa traccia con un semplice click qui sotto:


http://www.archive.org/details/llorona_858

4 feb 2007

Huehuecoyotl ecovillage









18/01/2007 - Tepotzlan

Sono a Tepotzlan, un paesino a poco piu' di un'ora di distanza dalla capitale. Qui, dopo aver aspettato un pochino, sono salito su un microbus che si e' arrampicato su per una stradina tortuosa. La meta e' Huehuecoyotl, un ecovillaggio fondato ai piedi di queste magnifiche montagne da una comunita' di stranieri. Il micro mi ha lasciato sulla strada e da li' ho percorso a piedi una stradina sterrata in mezzo a sterpaglie secche. Il paesaggio che si presenta e' veramente suggestivo: colate di roccia rossiccia che formano le pareti delle montagne, simili ai "piruli" che si fanno in spiaggia con l'acqua e la sabbia, ricoperte alle sommita' da boschi verdi. Dalle pareti spuntano ogni tanto piante simili a cactus. Huehuecoyotl si trova proprio ai piedi di queste incredibili formazioni rocciose, con le case distribuite su diversi gradoni in mezzo al bosco. Non sono nella foresta tropicale ma c'e' gia' qualche elemento che ne richiama l'atmosfera: alberi ricoperti di piante epifite, felci, muschi e tanti colibri' che ronzano attorno ai fiori profumati degli alberi.


Dietro alla casa comune scende una parete verticale sulla quale si e' sviluppato un albero immenso con delle radici gigantesche e intricate che si sono trascinate fino a terra creando uno spettacolo naturale incredibile. Questo luogo e' ricco di energia ed e' per questo che qui e' stato fondato Huehuecoyotl! La leggenda vuole che il dio serpente piumato "Quetzacoatl" sia nato proprio tra queste montagne. Sotto al grande albero gli abitanti dell'ecovillaggio ogni tanto celebrano antichi riti tradizionali. Che questo sia un luogo ricco di flussi energetici si fa presto a capirlo: nelle strade di Tepotzlan compaiono insegne di fitoterapisti, di joga e di meditazione, di botteghe completamente biologiche, di strani massaggi "new age", di pietre e piante curative, ecc...
Tepotzlan e' un piacevole paesino, esattamente come mi sono sempre immaginato il tipico villaggio messicano: strette strade di ciottoli che scendono pendenti giu' per le colline, ghirlande che le ornano a testimoniare l'eterna "fiesta", una vecchia chiesa decadente, uomini con il sombrero che consumano "cerveza", tequila e tecos ai marciapiedi della strada principale, donne che preparano calde "tortillas" e ogni sorta di pietanza che libera nell'aria intensi profumi di mais cotto e fritture x ogni gusto. L'ecovillaggio, qualche centinaio di metri piu' in alto di Tepotzlan, e' decisamente piu' tranquillo, qui tutto segue i ritmi della natura. Quando sono arrivato a Huehuecoyotl si stava svolgendo un corso per studenti americani. Questo sito, infatti, ospita 2 volte l'anno giovani stranieri x seguire dei corsi di Permacolutra, Bioedilizia, Risoluzione dei conflitti, ecc... Al mio arrivo i 13 ragazzi mi hanno subito accolto con una partita a pallavolo.

Alcuni di loro non sembravano troppo entusiasti della vita di campagna, probabilmente era la prima volta che facevano i bisogni con il culo all'aria, altri invece erano talmente affascinati che avevano gia' pianificato una visita a Findhorn, in Scozia, o ad Auroville, l'ecovillaggio indiano piu' grande al mondo.
E pensare che tutti questi nomi, compreso Huehuecoyotl, gli ho scoperti esattamente un anno fa in Irlanda, mentre stavo preparando la tesi di laurea... tutto cio' fa il suo effetto! Una serie di casualita' o circostanze che si sviluppano nel tempo in modo concatenato. Purtroppo, a causa della presenza dei 13 "gringos", non si e' potuto trovare spazio x me nell'ecovillaggio, cosi' Kathy, una delle fondatrici, mi ha rimediato una sistemazione in una "granja" qui vicino, una sorta di fattoria ecologica che imita in piccolo l'ecovillaggio... e cosi', mentre io do una mano di qua e di la' ricevo ospitalita' per un po' di giorni.

24 gen 2007

Avventura Metropolitana





12/01/2007 - Nueva York -
Scrivo da New York, una citta' a dir poco sconvolente. Basta guardare l'aereoporto JFK che ci si rende conto di quanto sia grande. Per raggiungere uno dei suoi 9 terminals o per andare a prendere da li' lametro e' necessario prendere un treno che impiega circa 30 minuti pergirarci attorno. Tre giorni qui sono stati sufficienti per rendermi conto di quali siano le suedimensioni spropositate. Ogni cosa e' incredibilmente gigante: i palazzi sfiorano il cielo, le autosono enormi, potenti e lussuose, i camion raggiungono e superano l'altezzadi una casa, le strade che attraversano il centro non hanno meno di 6corsie, i parchi cittadini assomigliano piu' a delle riserve nazionali, icentri commerciali sono delle citta' all'interno della citta', gli affittidegli appartamenti sono allucinanti.. il che presuppone salari altrettanto spropositati. New York e' la citta' cosmopolita x eccellenza: l'incontro di ogni razza,religione, lingua, cultura e abitudine conosciuta sulla faccia della Terra. Incredibilmente la lingua piu' diffusa non e' l'inglese, bensi' lo spagnolo. Questo e' frutto delle ultime ondate di immigranti provenenti dall'America Latina che stanno invadendo completamente gli States. Gli ispanici qui occupano l'ultimo posto nella graduatoria della scalatasociale, il gradino piu' in basso, quello che una volta era occupato dagli"afro" e che ora, nel corso delle generazioni, e' rimasto vacante. Messicani, portoricani, ecuadoregni e cosi' via svolgono tutti i lavori piu'infimi, quelli che ormai nessuno vuole esercitare. Dopo il lavoro invadono la metro ancora vestiti con le loro tute da muratori, sguatteri, spazzini, ecc. Purtroppo 3 giorni son pochi per visitare questa citta', ma abbastanza per capire che qui tutto e' una gigantesca e sconvolgente esibizione: una citta'eretta a monumento della grandezza del popolo statunitense. All'areoporto c'era Stefano a ricevermi... un po' annoiato per il ritardo dell'American Airlines, la compagnia che mi ha regalato una sorta di "Odissea" metropolitana.
A Londra quasi perdevo il volo per accertarmi che mi avessero imbarcto lo zaino... la prudenza non e' mai troppa!!!!!!!L'aereo parte in ritardo e poi il ritardo aumenta a causa della sosta a NewYork in attesa di un parcheggio per il nostro boeing 777.
I controlli di sicurezza americani hanno dell'incredibile, tanto che fanno passare la voglia di visitare il nord America. Qui ho aspettato in fila altri 40 minuti fino all'arivo del mio turno: consegna di documenti, compilazione del famoso e assurdo "modulo", verifica delle impronte digitali, verifica della retina degli occhi e poi la domanda fatidica: "dove va ad alloggiare durante il soggiorno a NY?" Ma chiaramente una risposta semplice non e' sufficiente... serve l'indirizzo esatto con tanto di firma per certificarlo. Sfortunatamente io non me lo ricordavo a memoria e l'unico pezzo di carta sul quale compariva si trovava dentro lo zaino che, neanche a farlo a posta si trovava (in quel momento a mia insaputa) ancora all'aereoporto di Londra."Senza indirizzo non possiamo farla passare" mi dice quell'antipatica dell'agente di polizia aereoportuale... "e' la legge!!!!""Cosa?" faccio io! Indietro non posso tornare... uscire nemmeno... cosa devo fare?Parcheggiarmi per qualche anno all'aereoporto JFK (come la storia assurda di quel tizio bielorusso che c'ha vissuto x diverse settimane)?La burocrazia di questo paese e le sue incredibili leggi che sprigionano liberta' "import-export" da ogni poro mi fanno impazzire!
Chiedo alla tipa di rimediarmi una soluzione su due piedi ma lei seccamente risponde "NO WAY!!!" Ma pensa te! Comincio a seccarmi e dopo 30 minuti di imprecazioni in italiano un'altra agente piu' giovane e decisamente piu' simpatica si offre di trovarmi una soluzione semi-illegale: mi scrive sul modulo il suo indirizzo di Brooklyn che mi apre le porte per questo fantasmagorico mondo americano.E' fatta!!! Esco dalla dogana lanciando agli agenti gli ultimi insulti in italiano e vado a riprendermi il mio zaino che, come gia' accennato, si trovava pero'dall'altra parte dell'oceano. Quello che dovrebbe costituire la mia casa sulle spalle per chi sa' quanto tempo non e' giunto a destinazione. Dopo altri 30 minuti di fila di fronte all'ufficio "baruffe e bagagli smarriti" della AA mi rendo finalmente conto della scomoda verita'. Mi assicurano che il bagaglio arrivera' entro il giorno seguente, lascio loro il vero indirizzo di Brooklyn di Stefano ed esco finalmente dal JFK. Un'ora e mezza di treno + metro e si arriva nel confortevole appartamento dell'amico. Sono a pezzi e cado addormentato. Il giorno seguente lo zaino chi l'ha visto? .... Io no!Chiamo l'ufficio della AA e metto pressione affinche' muovano il culo, ma loro non dimostrano alcuna preoccupazione x il fatto che io entro 2 giorni debba ripartire x Mexico City. Suggeriscono di provare a richiamare il giorno seguente e io seccato eseguo gli ordini. Il giorno dopo sembra che lo zaino sia arrivato ma il conducente che guida il furgone dei bagagli smarriti non si combina con le strade di NY e non capisce nemmeno tanto bene l'inglese.... lo zaino non arriva neanche stavolta! Richiamo nuovamente il giorno seguente e cadendo dalle nuvole mi dicono che lo zaino non e' mai uscito dall'aereoporto JFK, questo significa che il conducente non l'aveva ancora ritirato.... propongo di bloccare tutto e di andare a ritirarlo di persona, visto l'urgenza della faccenda... la prudenza non e' mai troppa!!!
Mollo tutte le visite dei musei e mi fiondo dall'altra parte della citta' attraverso la subway... dopo due ore rieccomi di fronte all'ufficio "baruffe e bagagli smarriti". Dov'e' lo zaino? Buhhh?
Li' non c'e'! - Qua nemmeno! Mi spediscono al magazzino e mi suggeriscono di cercare lo zaino di persona... ma niente! Torno all'ufficio "stragi legittime" e con un inglese da far invidia a un americano spiego che entro pochi minuti mi devono tirar fuori lo zaino o son cazzi amari x tutti ...."take it easy" mi consigliano..... certo che son proprio de coccio!!!! dopo una serie di chiamate a catena e di contro-chiamate spiegano che lo zaino e gia' a casa che mi aspetta
Ma a casa non c'e' nessuno perche' son ancora tutti al lavoro. Chiedo di richiamare l'autista scemo x accertarmi che l'indirizzo al quale ha recapitato fosse corretto, ma me lo vietano e mi dicono di tornare a casa che la' c'e' lo zaino, ..che e' tutto a posto, ..che la vita e' bella e che tutti vivranno felici e contenti. Sfinito e impossibilitato a trovare un'altra soluzione torno a casa con le orechie basse e la coda fra le gambe e mi ripercorro un'ora e mezza di treno+ metro.
Arrivo e lo zaino, come in un sogno, compare ai miei occhi. Il fatto e' pero' che e' tutto sottosopra, svuotato, mezzo rotto e con l'imboccatura ancora aperta....non so ancora se ci sia tutto perche' e' impossibile ricordarsi la marea di oggetti che ci avevo inserito. Almeno ho lo zaino!
Sembra che al citofono abbia risposto un vicino e abbia fatto la cortesia di farmelo trovare li'. Stefano e' stato gentilisimo e oltre l'ospitalita' si e' anche offerto di farmi da guida dopo il lavoro nella visita dei punti nascosti della citta'. A NY mi son anche incontrato con Gabro e Mary a un'appuntamento fissato settimane prima in un punto x di questa metropoli. Nonostante un nettissimo ritardo ci siamo visti e abbiamo proseguito x i 3 giorni la visita della citta' - nonostante gli imprevisti da zaino -Al termine ho salutato tutti e son salito sul volo della Delta Airlines perCitta' del Messico, nella direzione opposta a quella percorsa da migliaia di"trasmigrantes" messicani e sudamericani.










14/01/2007 - Ciudad de Mexico -

Arrivato a Citta' del Messico!
Compilo un sacco d moduli all'aereoporto ma sta volta esco indenne dallaburocrazia americana. Non trovo lo zaino! Nessuno sa spiegarmi dov'e'.
Quelli della DA arrivano dopo un'ora e investigando scoprono che il mio zaino e' ad Atlanta.
La verita' e' che il mio zaino sta viaggiando molto piu' di me e probabilmente si sta anche divertendo un cifra nella promiscuita' delle stive degli aerei assieme a centinaia di altri bagagli di tutto il mondo.Compilo il modulo con l'indirizzo di Alejandra, l'amica messicana che mi ospita qui in Messico e mi arrendo stanco morto... mi consegneranno lo zaino all'indomani... o meglio questo e' quello che mi vogliono far credere... perche' l'indomani, che e' oggi, alle 2: 31 a.m. ancora il mio zaino nonl'ho visto!!!

Partenza!

Domai mi aspetta il volo che mi porterà a scoprire il "Nuovo Mondo".
La destinazione è l'America Latina, un luogo meraviglioso e quasi leggendario.
Un continente che nasconde luoghi ed atmosfere incredibili dietro ad ogni angolo.
Si parte dal Messico e se dio vuole si arriva alla terra del Fuoco.
L'idea è quella di visitare un pò questi fantastici paesi, di fermarmi a fare del volontariato con delle organizzazioni con cui sono già in contatto,di lavorare possibilmente in qualche riserva, di trovare ogni tanto un qualche lavoretto nei posti dove deciderò di fermarmi e, ovviamente, di visitare gli ecovillaggi che si trovano lungo il mio cammino.

Ma perchè proprio il continente latino americano?

L'America Latina è un luogo incredibile! E' il continente dalle immense foreste lussureggianti, a volte più grandi del continente europeo stesso, dove si nascondono alcuni dei segreti e dei misteri della Terra che l'uomo non è ancora riuscito a scoprire. Allo stesso tempo laggiù dalla terra si inarcano giganteschi vulcani che hanno dato vita a isolotti sperduti o a immense catene montuose innevate. E' il paese dai climi tropicali e dalle incantevoli spiagge bianche, ma anche la terra delle pampas e di alcuni tra i più aridi deserti del pianeta. E' il continente che ospita le rovine delle civiltà Atzeche, Maya e Incas. Quelle sono le terre che fin dai tempi di Colombo sono sempre state descritte attraverso delle incredibili leggende: i saccheggi e le battaglie dei Pirati, i loro tesori sepolti in isole segrete, gli immensi tesori degli Inca misteriosamente scomparsi e mai più ritrovati, le leggendarie città d'oro nascoste in mezzo alla giungla, la presenza di strani animali, di piante ed ecosistemi mai classificati prima dall'uomo, l'esitenza di specie vegetali rarissime che sembra nascondano i segreti per la cura di ogni male, le tribù dei cacciatori di teste, la magia nera, anfratti della terra ricchidi pietre preziose, le imprese di valorosi uomini che sono sopravissuti miracolosamente a ogni malanno inflitto dalla foresta durante le loro esplorazioni, cascate che sbucano dalle nuvole, grotte naturali che scendono all'interno delle profondità della Terra e torrenti d'acqua purissima che si incanalano sotto il suolo percorrendo per migliaia di km il centro America, fiumi giganteschi e pieni di vita capaci di innondare territori vastissimi, zolle di terra grandi quanto montagne che si sono sollevate dal suolo elevando la foresta e tutto ciò che essa racchiudeva a più di 1000 mt di altitudine, gesta di uomini comuni che sono diventati eroi liberando la loro terra dall'opressione e infine le incredibili imprese di 1000 o di un'unicagrande rivoluzione.